Troppo alcolici?

di Daniele Cernilli 18/07/12
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Troppo alcolici?

Da qualche tempo uno degli argomenti “clou” nel mondo professionale del vino è quello dei contenuti in alcool.. Da un lato è vero che i cambiamenti climatici e l’adozione di tecniche viticole più selettive, salutate in passato come il modo più certo per perseguire scopi qualitativi, abbiano fatto crescere la gradazione alcolica di molti vini. Oggi è normale trovare Barolo e Brunello oltre i 14 gradi e mezzo, bianchi friulani a 15 gradi, e solo raramente qualche vino di qualità scende sotto i 13°. C’è da ricordare che l’Italia è un paese mediterraneo, che il clima è quello che è, che le nostre migliori zone vitivinicole non somigliano a Borgogna o a Champagne, e neanche a Bordeaux, e sono molto più vicine climaticamente alla California o alla Provenza. Ma la geografia è materia spesso ignota da noi, come pare essere poco conosciuto il fatto che se si vuole rappresentare un territorio con un vino, beh, non si può poi tradirlo vendemmiando uva non matura per avere minor tasso alcolico. Ricordiamoci che allo stato attuale il vino che ottiene il maggior successo all’estero fra i “grandi vini italiani”è l’Amarone, che non è certo leggerino. Detto questo non posso fare a meno di chiedere ai supporters dei vini con meno alcool alcune cose. La prima è se si rendono conto che in certe zone non si può fare altrimenti e che un Friulano del Collio cormonese difficilmente potrà avere meno di 14 gradi, pena il provenire da uve parzialmente acerbe con i finali amari da vinaccioli verdi che tutti conoscono. Secondo, che a 12 gradi il rischio è che vinca la pura tecnologia, visto che molti riescono a produrre vini corretti con quelle gradazioni, magari aumentando le produzioni del 30%, visto che i massimi concessi dalle Doc sono spesso assai generosi. Sarebbe quindi una vittoria delle produzioni standardizzate, “industriali”, quelle che i tanti che aspirano a vini meno alcolici vedono come il fumo negli occhi. Terzo, un aumento della produzione sarebbe un guaio visto il trend del mercato attuale. Produrrebbe eccedenze, farebbe crollare i prezzi e rischierebbe di mettere fuori mercato i produttori più artigianali, quelli che non potrebbero competere per i loro maggiori costi di produzione. Provo a immaginare, invece, un mondo dove conti l’equilibrio più dei valori analitici. Veronelli a chi gli chiedeva la gradazione di un vino rispondeva “ma lei chiederebbe l’età ad una bella signora? Se è bella che importanza ha?”.





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