Siccità

di Daniele Cernilli 13/08/12
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Siccità

“Sono molto gravi i danni causati dal caldo africano e dalla siccità nelle campagne; in molte zone d’Italia abbiamo chiesto che venga dichiarato lo stato di calamità naturale ed abbiamo sollecitato che vengano aperte urgentemente le dighe per garantire acqua sufficiente per le irrigazioni di soccorso”.
“Per la carenza d’acqua ed il caldo record andranno persi un terzo dei raccolti di mais e la metà di quelli di bietole e soia. Inoltre ci sono perdite significative di qualità e quantità per i foraggi, la frutta estiva, il pomodoro, l’uva con la vendemmia a rischio. Le vacche stanno producendo meno latte”.
“Le conseguenze si fanno sentire non solo in pianura, ma anche ad alta quota, dove le scarse nevicate dello scorso inverno non hanno garantito quelle riserve di acqua di cui i pascoli necessitano”.

Sembra un bollettino di guerra, invece è una parte del comunicato che la Confagricoltura sta mandando alla stampa italiana. L’ho voluto citare virgolettato per far capire la gravità di quanto sta accadendo. Per la siccità in alcune regioni, per grandinate e tempeste in altre, come è disgraziatamente accaduto giorni fa in Valle Isarco. Alcuni produttori in Veneto, in Toscana ed in Puglia mi hanno riferito di condizioni climatiche tali da mettere in forse la vendemmia. Se non pioverà nei prossini dieci giorni i rischi saranno reali, e sarebbe davvero la prima volta nella storia italiana. Chi può sta irrigando, infischiandosene delle leggi che per le aree a Doc lo vietano, tranne che per le “irrigazioni di soccorso”. Non vorrei, a proposito, che qualcuno si mettesse in testa di indagare se si tratti o meno di irrigazioni di soccorso e se, nel caso, ci fossero infrazioni alla legge. In Italia tutto è possibile, ma confidare nel buon senso della Magistratura mi sembra ancora ragionevole. Anche perché se si interrompessero le irrigazioni anche per brevi periodi si potrebbe tranquillamente dire addio almeno al 50% della produzione di quest’anno. So bene che i lettori di Doctorwine sono in gran parte appassionati di vino, e che quindi non si occupano normalmente di tematiche come queste, preferendo quelle legate ad assaggi e valutazioni. Ma in un momento come questo è giusto solidarizzare con tutti coloro, molti dei quali sono proprio i viticoltori che più consideriamo, che vedono giorno dopo giorno andare in malora parte del loro lavoro. Non si può fare altro, purtroppo.





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