Settesoli per Selinunte

di Daniele Cernilli 24/10/16
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Settesoli per Selinunte

In mezzo a tante brutte notizie, ai problemi dell’economia, persino a un finale di stagione vendemmiale più complesso di quanto ci si poteva aspettare, ecco che arriva una splendida iniziativa che chiunque si interessi del mondo del vino dovrebbe a mio avviso sottolineare e nei limiti del possibile sostenere. La Cantina Settesoli, una grande realtà della cooperazione vitivinicola siciliana, ha deciso di occuparsi concretamente del Parco Archeologico di Selinunte, che dista pochi chilometri dalla loro sede di Menfi e che vive, come tante altre gemme della storia e dell’arte italiana, un momento particolarmente difficile. Basti pensare che non si trovano i soldi per illuminare di notte le mura che lo circondano e che è visitabile per il momento solo il 10% dell’intera area degli scavi.

Se una cosa del genere fosse in Francia o in Spagna sarebbe meta turistica di prim’ordine, da noi rischia l’abbandono. E questo in una Regione che è a statuto speciale, e che quindi può legiferare come e quando vuole su tematiche del genere, senza attendere eventuali lungaggini dal governo centrale. Una vergogna, insomma.

Così i responsabili della Settesoli, il loro Cda composto da viticoltori, ha deciso di lanciare un’iniziativa di fund raising per trovare risorse da destinare a quel sito archeologico, quantomeno per illuminarlo di notte e per renderlo più fruibile per il pubblico. Basterà acquistare una bottiglia di vino della Settesoli, una di quelle che portano una fascetta con l’indicazione del progetto, e dieci centesimi saranno devoluti alla causa. Le bottiglie messe in vendita sono circa due milioni e mezzo, il che vuol dire che 250mila euro all’anno saranno a disposizione dei responsabili del sito. Una bella cifra, che servirà a fare molte cose utili, e che arriverà direttamente senza passare attraverso la burocrazia regionale, altra ottima notizia.

Certo, ci sarebbe un milione di cose da chiedersi. Innanzitutto il perché la Regione Siciliana non se ne sia occupata prima, e perché alla fine ci debbano pensare dei contadini a difendere dei beni archeologici che sono di proprietà dello Stato e quindi di tutti. Ma stendiamo un velo pietoso e facciamo finta di niente. Di certo io andrò in un supermercato a comprarmi un po’ di quelle bottiglie. Spero che lo facciano in molti. E spero che chi sarebbe preposto alla soluzione di problemi simili trovi anche il tempo di farsi un esame di coscienza. Non si sa mai.





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