Robert Parker si è ritirato

di Daniele Cernilli 03/06/19
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Robert Parker Wine Advocate

Un saluto a colui che per molti anni mi ha ispirato e che ho ammirato al di là delle differenze di valutazione che potevamo avere, con l’augurio di godersi la sua strepitosa cantina.

Un po’era nell’aria. Prima l’acquisto della maggioranza delle quote di Wine Advocate da parte di un fondo di Singapore, poi l’entrata in società della Michelin. Ora con l’acquisto di tutto il pacchetto da parte del gruppo francese è arrivato anche il momento per Robert Parker di godersi una pensione dorata dopo più di quarant’anni di lavoro.

Non è cosa da nulla per il mondo del vino internazionale. Parker è stato di gran lunga il critico più influente e incisivo della storia, ha inventato letteralmente un modo per valutare e comunicare la materia ed è stato, in breve, il migliore di tutti nel suo lavoro. L’ho conosciuto a Boston una ventina di anni fa, quando era sulla cresta dell’onda. Fu di una cortesia sorprendente e di modi semplici e amichevoli. E questo modo di essere lo ha sempre accompagnato, a detta di chi lo ha conosciuto e frequentato più di me.

Essere potente e non farlo pesare è un ottimo modo per affrontare il mondo. Influenzare le scelte degli altri cercando di rispettare tutti, con onestà intellettuale e con una competenza profonda, è un altro degli aspetti che lo hanno sempre caratterizzato. Poi si poteva essere o non essere d’accordo, e lui non si sognava minimamente di voler convincere a tutti i costi. “Quello che scrivo deriva dalle mie personali convinzioni. Se siete d’accordo seguitemi, ma non obbligo nessuno a farlo”. Un modo laico e pragmatico, da guru involontario. Basando tutto su una passione sconfinata, che negli anni lo ha portato ad assaggiare centinaia di migliaia di vini di tutto il mondo, a lanciare zone semisconosciute, a capovolgere valori apparentemente acquisiti.

Se non fosse stato per lui Pomerol, Valle del Rodano, Priorat, non avrebbero avuto la fama e il prestigio che hanno attualmente. Quando in Italia alla fine degli anni Settanta e all’inizio degli Ottanta i produttori di Langa vendevano molto Dolcetto e pochissimo Barolo, con le sue valutazioni lui capovolse tutto, facendo conoscere alcuni grandi Barolo nel mondo e ridando a quei vini dignità e diffusione. E non parlo solo dei Barolo Boys - Altare, Sandrone, Clerico - che pure apprezzava, ma di Bruno Giacosa e di Giovanni Conterno, i grandi classici.

C’è stato anche chi lo ha deriso cercando di buttare in barzelletta il suo modo di valutare i vini. In Francia gli conferirono la Légion d’Honneur ma fu anche duramente criticato per aver lanciato i vini “parkerizzati” soprattutto a Bordeaux. La sua stima storica nei confronti di alcuni winemaker famosi, come Michel Rolland, Riccardo Cotarella o Helen Turley non è stata apprezzata da tutti. Fatto sta però che quando lui valutava bene un vino poteva fare la fortuna del produttore perché centinaia di migliaia, se non milioni di appassionati, si fidavano del suo giudizio, e alla fine è quello che conta.

È umanamente difficile per chi fa lo stesso mestiere ammettere che c’è qualcuno migliore di te. Per quanto mi riguarda lo ammetto con piacere e mi permetto di salutare colui che per molti anni mi ha ispirato e che ho ammirato al di là delle differenze di valutazione che potevamo avere. E di augurargli di vivere questa parte della sua vita con serenità, godendosi finalmente quella strepitosa cantina che ha costruito negli anni. E stavolta per berseli quei vini e non per valutarli. Ciao Robert Parker.





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