Per una nuova credibilità

di Daniele Cernilli 12/09/16
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Per una nuova credibilità

Non ho mai voluto mettere, per così dire, “i piedi nel piatto” più di tanto quando si sono affrontati i discorsi sulla credibilità della critica enologica in Italia. Ho provato a dire che noi di DoctorWine non vogliamo diventare né un premificio né un’agenzia turistica che organizza viaggi all’estero per i produttori. Ho provato a proporre un percorso diverso, più trasparente, realizzando una guida per la quale nella stragrande maggioranza dei casi non vengono chiesti campioni, che non pretende in cambio nulla per i premi che assegna, neanche che i produttori vengano per forza a ritirarli, pratica per la quale nulla è richiesto, peraltro. Quindi mi ha fatto un po’ effetto l’intervento di Piero Mastroberardino su Facebook, ripreso poi dal blog di Luciano Pignataro, noto giornalista ed enogastronomo campano.

Mastroberardino, del quale sono vecchio amico e che stimo da sempre, lancia un sasso nello stagno che rischia di diventare un macigno. Sostiene che la sempre minore credibilità della stampa enologica italiana dipende dalla non trasparenza di molti comportamenti, più delle aziende che dei singoli forse, e dall’eccessivo peso di alcune lobby nel nostro settore. Commistioni fra azioni promozionali e ruolo giudicante, in primis. Con premi assegnati solo a quei produttori che poi aderiscono alle varie manifestazioni organizzate a latere dagli stessi soggetti. Ma anche il fatto che nessuno commenti il sostanziale crollo delle azioni in borsa che la massima casa editrice specializzata del nostro Paese ha subito, oltre il 70% in meno di un anno, ben più del deprezzamento dell’intero stock, che c’è comunque stato.

Situazioni scivolose, insomma, che, al di là della veridicità o meno, danno comunque un’immagine che mette in cattiva luce e dà adito a chiacchiericci e a una caduta d’interesse per guide e pubblicazioni. Se a questo ci aggiungiamo la sempre maggiore diffusione di social ecco che il declino è rappresentato in tutta la sua evidenza.

Forse è davvero arrivato un momento nel quale un cambio di rotta diventa necessario, pena la fine definitiva di un sistema che in altri tempi ho persino contribuito a far nascere, con altri scopi e con diversi modi, e che ha avuto un ruolo importantissimo nella diffusione della conoscenza del vino di qualità in Italia e non solo. Si devono recuperare quei principi di trasparenza e di autorevolezza, si dovrà operare un taglio netto fra il ruolo di critica e di giudizio e quello promozionale, ci dovrà essere una maggiore distanza fra giudicanti e giudicati, con comportamenti deontologicamente corretti da tutte le parti. E questo non perché dobbiamo essere più bravi e più buoni, ma perchéè quello che si aspettano da noi i lettori che altrimenti troveranno altri modi per informarsi, come molti di loro stanno già facendo.

Mi sembra di rifare i discorsi di quei politici che sono preoccupati perché la gente non va più a votare, e, se ci pensiamo, le ragioni non sono così diverse. La perdita di credibilitàè l’aspetto più evidente, l’autoreferenzialità la segue a ruota. E d’altra parte io resto convinto che la critica, se ben fatta, competente e intellettualmente onesta, un ruolo ce l’abbia ancora. Da vecchio giornalista un po’ idealista vorrei ancora mettere al servizio dei miei lettori una competenza che ho costruito in ormai quasi trentotto anni di lavoro. DoctorWine non è che un piccolo sito che produce una piccola guida dei vini e tre, solo tre, manifestazioni per presentarla. Però vorrei che fosse una boccata d’aria fresca in un mondo dove “l’effetto serra”, chiamiamolo così, si fa sentire molto.





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