Ma il vino non è solo alcol

di Stefania Vinciguerra 27/12/21
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commissione beca

Il piano europeo anti-cancro mette a rischio il futuro del mondo del vino. La Commissione Beca si è pronunciata sulla pericolosità dell’alcol senza tenere conto che il vino non è semplicemente una bevanda alcolica ma è cultura, tradizione, racconto di territori. Fa parte di uno stile di vita che ha portato gli italiani ad essere tra le popolazioni più longeve al mondo. 
 

"Non esiste un livello sicuro di consumo di alcol e se ne dovrebbe tenere conto nel progettare le politiche di prevenzione UE contro i tumori". Questa lapidaria sentenza è scritta nella risoluzione (non vincolante) del piano anticancro che la Commissione Beca (acronimo per Beating Cancer, battere il cancro) del Parlamento europeo ha presentato lo scorso 10 dicembre e ha scatenato preoccupazioni e proteste in tutto il mondo vinicolo.

La sintesi delle proteste è riassunta in una nota scritta dalla Confederazione europea del settore vino (Ceev) che ha evidenziato come questa relazione "non prende in considerazione lo stile di vita, non presenta tutte le evidenze scientifiche esistenti e, di conseguenza, non può essere l'unica base per trarre conclusioni sul consumo di alcol e sul rischio di cancro".

Questa demonizzazione assoluta dell’alcol non tiene conto della differenza, altrimenti riconosciuta, tra il binge-drinking, associato soprattutto al consumo dei superalcolici, e il consumo responsabile di vino e birra. Il consumo moderato avviene durante i pasti e si accompagna a uno stile di vita sano, non a caso associato alla dieta mediterranea che anche la Commissione Beca riconosce come salutare.

Non sappiamo ancora se questi “suggerimenti” verranno accolti dall’UE e dovremo aspettare un paio di mesi ancora per saperlo (il dossier andrà al voto della assemblea plenaria del Parlamento europeo tra gennaio e febbraio del 2022), certo è che la situazione è molto preoccupante. Stigmatizzare qualsiasi consumo di alcol come dannoso, senza fare distinzione tra uso e abuso, e assimilare il consumo di vino al fumo rischia di trasformarsi in una catastrofe per l’economia italiana, visto che il settore conta 1,3 milioni di addetti e che l’export di vino quest’anno dovrebbe superare quota 7 miliardi. 

Tra le possibili conseguenze:

  • L’obbligo della health warning label, cioè l’etichetta che mette sull’avviso sulla pericolosità degli alcolici (come quelle che vediamo sui pacchetti di sigarette);
  • L’aumento delle tasse sulle bevande alcoliche;
  • Il divieto delle sponsorizzazioni di alcolici nello sport (compreso la doccia di bollicine sul podio delle gare sportive);
  • Il divieto di pubblicità che incoraggi il consumo di alcol;
  • La revisione delle politiche di promozione degli alcolici, dunque anche del vino. 

Tutto questo, secondo Coldiretti, "scoraggerebbe il consumo di vino da parte di quasi un italiano su quattro (23%), che smetterebbe di bere o ne consumerebbe di meno".

Non vogliamo con questo negare che un consumo eccessivo di alcol sia nocivo per la salute, ma – come dicevano i latini – in medio stat virtus. Evidentemente gli esperti della Commissione Beca, giustamente concentrati a combattere il cancro, hanno preferito procedere col machete invece che ragionare pacatamente come facevano i nostri antenati.

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