L’Ogm “morbido”

di Daniele Cernilli 20/07/15
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L’Ogm “morbido”

Riprendo un passaggio dell’intervento del professor Attilio Scienza al convegno del 12 luglio scorso all’Expo. Passaggio che riporta Andrea Gori sul pezzo che è uscito a sua firma suIntravino.
“La vite europea ha 500 geni che la preservano dalla malattie ma che non si esprimono perché si è abituata all’inutilizzo. Sbloccare questi geni agendo sul meccanismo della loro regolazione non è lavorare con OGM, ma dare resistenza alle piante: quindi acceleriamo la nascita di individui resistenti. Abbiamo la tecnica per farlo, ma non i soldi. Vendendo tale tecnica riusciremmo a finanziarla. Un’altra ricerca può essere sul portainnesto che nel corso degli anni non si è evoluto geneticamente… tutte queste polemiche contro gli OGM non ci hanno aiutato. Dobbiamo fare il genome editing sulla vite per creare varietà resistenti alle malattie, e dobbiamo farlo prima di altri paesi. Facendo due calcoli con “soli” 2 centesimi di euro a bottiglia su ciascuna bottiglia di vino italiano basterebbe a raccogliere quanto abbiamo bisogno (circa 50 milioni di euro)”.
Preciso che le virgolette sono per la citazione dell’articolo di Gori, che ha probabilmente sintetizzato quanto detto da Scienza e che ha attirato l’attenzione di molti presenti. E’ un argomento complesso ma assolutamente centrale per il futuro della nostra viticoltura, anche in relazione ai cambiamenti climatici e alla concorrenza, a mio avviso sleale, che i paesi del Nuovo Mondo ci stanno facendo con l’uso di pratiche, come l’irrigazione in ambienti desertici, atte a consentire viticoltura anche in zona naturalmente non adatte.
Ma la questione è davvero importante perché tocca l’ambito genetico della vite. E’ vero, qui non si tratta di modificare il DNA come negli OGM classici, ma solo di “risvegliarne” alcuni tratti. Una sorta di modificazione “morbida”, che si basa sulla riattivazione di geni “dormienti”, ma che è pur sempre un intervento di carattere genetico. L’altra questione, quella dei portainnesti, somiglia più a una classica selezione clonale, e forse è più consueta e più facilmente accettabile.
Detto questo, però, procedere come vorrebbe Scienza senza un adeguato dibattito, anche di carattere etico, su cosa significherebbero interventi del genere e quanta eventuale biodiversità si andrebbe a perdere, mi sembrerebbe poco opportuno. Certo, la flavescenza dorata, l’oidio, la peronospora, sono in costante aumento e un fenomeno del genere fa perdere importanti e sempre maggiori quote di produzione soprattutto in Europa. Sarebbe utile trovare un sistema per combatterle. Quello che mi chiedo è se il solo modo sia quello di questo “OGM morbido”. Ma non ho la competenza per poter controbattere adeguatamente. Quello che posso dire peròè che il sospetto di sacrificare qualcosa sull’altare dell’utilità ce l’ho tutto.





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