Libero è bello?

di Daniele Cernilli 01/10/12
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Libero è bello?

Trovo che quando sulle cose ci si pensa un po’ su, poi le idee che ci si fanno sono più chiare. Così ho volutamente aspettato prima di intervenire sulla nuova iniziativa di Oscar Farinetti, il patron di Eataly, quella che ha chiamato “vino libero” e che ha lanciato come parola d’ordine due settimane fa. Ho voluto leggere le banalità e le scontatissime prese di posizione, pro o contro, che si sono lette in giro. Alcune auspicanti il “santo subito”, altre contrarie in modo preconcetto per motivi come al solito ideologici. Farinetti è di certo uomo intelligente e grande conoscitore delle tecniche di marketing, ha iniziato la sua battaglia mettendo in campo le aziende che controlla, per partecipazioni strategiche, e che sono note a tutti. Fontanafredda, Mirafiore, Borgogno, San Romano in Piemonte, Monte Rossa in Lombardia, Serafini & Vidotto in Veneto, Le Vigne di Zamò in Friuli ed altre. Per queste aziende ha realizzato un protocollo che vede i suoi cardini nella trasparenza, nella viticoltura sostenibile e in un’enologia “friendly”, con minore uso di solforosa, cosa che sembra divenuto il problema principale da affrontare oggi nel vino (a quando negli altri alimenti dove è consentita in percentuali talvolta maggiori, caro Oscar?). Perciò apriti cielo... I bio-talebani hanno gridato all’appropriazione indebita di tematiche che loro affrontano con ben maggiore rigore, senza peraltro che la stragrande maggioranza dei consumatori sappia bene di che si parli. Altri hanno sottolineato come questo sia un modo furbo di fare marketing, forse opponendolo ad un modo “stupido”, da loro preferito, ma del tutto inefficace per sua stessa natura. Io mi sarei chiesto soprattutto cui prodest, a chi giova. Vale a dire innanzi tutto perché sarebbe meglio bere un “vino libero” anziché un “vino normale”. E’ più buono? Costa di meno? Contribuisce in modo sostanziale al rispetto dell’ambiente? E se sì, come? Perché non basta affermarlo, bisognerebbe dimostrarlo. Esiste, ad esempio, l’Iso 14.000, con tutti i suoi derivati, che vanno dal 14.001 in poi, che è un modo per calcolare scientificamente l’impatto ambientale delle varie produzioni. Faccio un esempio. Se io nel vigneto facessi tutte lavorazioni di diserbo manuali, ma utilizzando la motozappa, l’inquinamento determinato dalla combustione della nafta sarebbe più o meno dannoso dell’uso, magari limitato, di un diserbante chimico? Vorrei saperlo sulla base di un dato certo, e non solo di una petizione di principio. Poi, quanto inciderebbe sul costo finale della bottiglia? Insomma, quale sarebbe il rapporto fra costi e benefici? Il signor Sutter, quello della Emulsio, nella sua pubblicità spiega che usando un detersivo concentrato, che va diluito in acqua, si risparmierebbe una quantità incredibile di imballaggi e si eviterebbero migliaia di trasporti su camion. E’ un discorso molto interessante.

Nella questione “vino libero”, forse anche perchéè ai suoi inizi, mi pare che in gioco ci siano la simpatia e l’abilità di Farinetti, che non demonizza il marketing, come fanno invece i “duri e puri” del vino, ma francamente poco altro e soprattutto poco di diverso dallo slogan “slowfoodiano” del “buono, pulito e giusto”. Allora non mi resta che incoraggiare l’amico Oscar, dicendogli che va abbastanza bene, ma da lui mi aspetto di più, molto di più, proprio per andare incontro a quella gente “normale” che lui trova “meravigliosa” ed io pure.





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