Le vecchie storie

di Daniele Cernilli 09/03/20
1377 |
|
degustazione 40 anni di vino nobile di montapulciano

I racconti sono solo vecchie storie? Forse sì, ma è importante non perdere la memoria della storia recente della nostra vitienologia.

Un paio di settimane fa, nell’ambito delle Anteprime dei Vini Toscani, il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano ha chiesto a me e a Christian Eder, bravissimo giornalista austriaco, di commentare una degustazione di diverse annate di Vino Nobile per ripercorrere la storia recente della denominazione negli ultimi 40 anni, da quando è entrata in vigore la Docg

Avevo davanti un pubblico di addetti ai lavori, di giornalisti internazionali, produttori, enologi e sommelier. Mi è sembrato rispettoso nei loro confronti non mettermi a fare delle descrizioni semplicemente organolettiche, visto che tutti erano in grado di farsele da sé, e di provare invece a raccontare annate e storie di persone che mi è capitato di conoscere e che magari non ci sono più.

Un collega, del quale non faccio il nome, e che non ha avuto neanche il coraggio di dirmelo in faccia, ha commentato nel back stage che non aveva senso raccontare tutte quelle “vecchie storie”. Come se fossero cose note e noiose. Non commento ulteriormente, ma provo a proporvi le mie ragioni. 

In molti Paesi del mondo la letteratura enologica ha fatto sì che la storia recente, e anche meno recente, della vitivinicoltura sia stata approfondita e raccontata attraverso libri che hanno avuto un ruolo molto importante per la diffusione della conoscenza. Autori come Hugh Johnson, Jens Priewe, Burton Anderson, Jancis Robinson, David Peppercorn, Sheldon Wasserman, solo per citare i più noti, hanno fornito un contributo fondamentale negli anni passati. In parte sui vini italiani, ma soprattutto su quelli francesi e anche su quelli tedeschi e di altre parti del mondo. 

Da noi l’opera di Luigi Veronelli, che è mancato nel 2004, sta velocemente cadendo nel dimenticatoio, e con essa gran parte della storia recente della nostra vitienologia. Sta di fatto che oggi molti giovani appassionati non conoscono quelli che furono i protagonisti di quel vero rinascimento del vino italiano che ci fu a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta. Non sanno chi era Giacomo Tachis, cosa ha rappresentato per il Friuli Mario Schiopetto, e il racconto sull’ultimo Brunello di Franco Biondi Santi è stato di gran lunga l’articolo più letto su DoctorWine negli ultimi mesi. Non vi sto a parlare di Violante Sobrero o di Giulio Venco perché ormai sono pochissimi quelli che hanno una pur vaga idea di chi sono stati. 

Allora forse è importante non perdere la memoria, forse è giusto non fare la solita degustazione banale dove ci si vuole pavoneggiare con termini astrusi e superficiale competenza tecnica. Forse quelle “vecchie storie”, noiose fin che si vuole, sono più nuove e profonde, e forse interessanti, di qualunque altro approccio, e fanno sì che le nuove generazioni e anche chi viene da altri Paesi, si possano rendere conto che dietro a un vino, a una denominazione, a un territorio, ci sono stati uomini che hanno speso la loro vita per costruire le fondamenta di ciò che vediamo oggi. 

Per tutto questo in Italia non esiste ancora un libro paragonabile a ciò che hanno pubblicato altrove e il rischio di perdere il ricordo di un’epoca straordinaria, anche pionieristica, e sicuramente affascinante, è reale. Non voglio dire che quel poco che ho provato a fare a Montepulciano sia più che una piccola testimonianza, visto che sono uno dei pochi superstiti di quei tempi, però bollarlo come le solite e noiose “vecchie storie” mi sembra davvero fuori luogo. Alla fine un giornalista della Sud Corea mi ha ringraziato. È stata una bella soddisfazione.





Editoriale della Settimana

Eventi

https://www.kellereibozen.com/
https://www.pasqua.it/it/home/

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter "DoctorWine" per ricevere aggiornamenti ed essere sempre informato.

CANALE YOUTUBE

I NOSTRI CANALI SOCIAL