La tentazione dell’élite

di Daniele Cernilli 10/12/18
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La tentazione dell’élite

Alcuni appassionati di vino tendono a sentirsi parte di un’élite culturale, opinion leader nella propria palazzina, perdendo però il senso delle cose.

Sentirsi migliori degli altri e trovare delle ragioni per sostenerlo è uno dei vizi più comuni che si possano trovare nelle persone. In alcuni casi è anche un fatto positivo. Pensiamo alle competizioni sportive, alla concorrenza economica, alla voglia di migliorarsi per trovare maggiore spazio nella vita. Ambizioni ragionevoli, che portano vantaggi personali ma anche maggiore positività a livello sociale. Altro discorso quando la tentazione di essere elitari è sostenuta solo da atteggiamenti settari o classisti, privi di reali ragioni e privi soprattutto di una sostanziale utilità per il prossimo.

Una delle cose più ridicole del nostro mondo è un serpeggiante atteggiamento che potrebbe essere sintetizzato dalla frase “dimmi che vino bevi e ti dirò chi sei”.

E quindi ecco persone che si prendono la “borgognite”, una strana forma virale che prevede di parlare solo di vini di Borgogna e in sott’ordine solo di rossi a base di pinot noir. Parlare, innanzi tutto, perché poi con i prezzi che hanno quando si tratta di comprarli per berli il discorso cambia.

Ecco chi beve solo vini cosiddetti “naturali” pensando che questo aiuti la lotta al global warming, o rappresenti in modo liquido la propria avversità a un sistema economico ritenuto iniquo. Cose in minima parte anche vere, peraltro, ma che incidono pochissimo sulla reale situazione mondiale, almeno finché useremo combustibili fossili e pesticidi non solo in viticoltura, ma nell’agricoltura intensiva che conta davvero, grano, granturco, soia e riso, tanto per essere chiari.

Ecco chi pensa che un vino che costi meno di dieci euro sullo scaffale sia una porcheria, e che tutto ciò che viene dalla vitienologia cooperativa sia comunque qualcosa di orribilmente negativo e che non possa far parte di “eccellenze” di sorta.

Sono atteggiamenti molto diffusi fra chi è appassionato di vino, molto meno fra le persone che si avvicinano a questo mondo con maggiore casualità e che si muovono con difficoltà fra denominazioni ed etichette. Ognuno di questi comportamenti, ma ce ne sarebbero anche altri, è innanzi tutto, e a mio sommesso parere, un modo per dire fra le righe, che “io sono meglio di te, perché ho consapevolezza e conoscenza, e fondo le mie scelte su principi indiscutibili”.

Quindi si tratta di far parte di un’élite culturale, filosofica, che ci rende degli opinion leader nella nostra palazzina, ma ci fa inesorabilmente perdere il senso delle cose, ci isola dagli altri e ci relega in una nicchia di esperti, adoratori del sacro liquido vinoso, che talvolta rischia di somigliare a una setta arcigna e arrogante che usa un linguaggio iniziatico e che guarda ai profani con sufficienza e un po’ di commiserazione. E che rende l’argomento vino qualcosa di difficile e antipatico nei confronti di larghe parti di popolazione.

Prova ne sia che mentre cibo e ricette imperversano sui media, le rubriche e le trasmissioni sul vino non sono mai state così poche. Segno che l’interesse non è mai stato così scarso. Continuiamo così, facciamoci del male…….





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