La festa della donna

di Stefania Vinciguerra 08/03/21
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La festa della donna - Giornata internazionale della donna

La ricorrenza dell’8 marzo ormai è solo una festa commerciale. Se proprio vogliamo festeggiarla, dovremmo ricordarne il senso.

Quando ero bambina le ricorrenze che si festeggiavano erano quelle religiose, le famose “feste comandate”. Ero contenta perché si stava a casa da scuola e poi spesso prevedevano recite scolastiche, il che mi piaceva moltissimo. In aggiunta c’erano la festa della mamma e quella del papà, che prevedevano lavoretti di facile bricolage da fare in classe, corredati da una letterina piena di affetto e buoni propositi.

Crescendo ho visto un fiorire di altri tipi di feste, spesso importate dall’estero, dai toni sempre più commerciali. Abbiamo appena superati indenni San Valentino (con la corrispettiva festa dei single) che già ci tocca la Festa della Donna, che è oggi. 

La comune dicitura festa della donna è alquanto fuorviante, visto che è una ricorrenza istituita - come Giornata internazionale della donna - per ricordare sì gli aspetti positivi dell’universo femminile e cioè le conquiste sociali, economiche e politiche, ma soprattutto per non dimenticare quelli negativi: le discriminazioni e le violenze cui le donne sono state e sono ancora oggetto in molte parti del mondo. Quindi più che di festeggiamenti si dovrebbe trattare di riflessione e proposte. Ma, complice forse la dicitura, anche questa è diventata una giornata dai risvolti puramente commerciali.

Il mondo del vino non fa eccezione, e prova ne sia l’ondata di comunicati stampa che invade ogni redazione nel mese precedente l’8 marzo: annunci di vini proposti appositamente per la circostanza, suggeriti come ideali per “festeggiare le donne”, magari bollicine e magari rosé.

Sappiamo bene tutti come ormai vendere sia soprattutto una questione di marketing che spesso sovrasta il discorso base che dovrebbe riguardare la qualità del prodotto. Siamo altresì tutti consapevoli delle difficoltà del settore dopo questo anno di pandemia. E allora perché polemizzare contro le innocue campagne promozionali che si legano alla festa della donna?

Solo perché, a mio parere, invadere vita sociale (le vetrine dei negozi e un tempo di bar e ristoranti), lavorativa (mail di direct marketing e comunicati stampa) e virtuale (post nei social media) con offerte al consumo di questo o quel prodotto solo per “festeggiare”, fa perdere un po’ di vista il focus reale di questo tipo di giornate, che non è e non dev’essere consumistico ma sociale ed etico. E scusatemi se sono noiosa.





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