L’imperfezione tollerabile

di Daniele Cernilli 19/07/21
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giovani bevono birra altro

Potremmo dire: a ogni generazione il suo difetto. Passano gli anni e il modo di approcciare il vino cambia, anche in considerazione di fattori diversi da quelli strettamente organolettici. Ovviamente però la qualità è intoccabile.

Fabrizio Pagliardi, proprietario dell’Osteria Barnaba a Roma, bravissimo selezionatore di vini e intelligente appassionato del mondo dei cosiddetti vini naturali, ha di recente postato sul suo sito una considerazione che mi ha fatto molto pensare e sulla quale concordo appieno. Ha sostenuto che la tolleranza al brett che i giovani amanti di vino hanno oggi è maggiore di quella che avevamo noi più anziani. E che questo è dovuto forse al fatto che molti di loro hanno iniziato ad avvicinarsi alle bevande alcoliche con le birre acide, che qualche volta presentano espressioni olfattive del genere, e si sono perciò abituati a non considerare come un grave difetto una piccola componente di odori brettati. 

Ovviamente est modus in rebus, e non credo che neanche lui volesse difendere dei vini inaffrontabili per eccesso di rusticità e per approssimazioni tecniche un po’ troppo ingenue, per dirla con educazione. Però il tema del “difetto tollerabile” anche secondo me dovrebbe essere affrontato con meno preconcetti e prendendo atto del fatto che una parte del mondo giovanile che si avvicina al vino ha delle “regole d’ingaggio” diverse da quelle che ci sono state in passato. Per di più gran parte del comparto dei vini cosiddetti naturali, di quelli ispirati dall’eco sostenibilità, dalla filosofia biodinamica, sta decisamente migliorando gli standard enologici. 

Di recente ho assaggiato quasi duecento campioni fra i vini proposti dalla catena di supermercati NaturaSì, che si ispira proprio alla produzione di alimenti e di vini eco sostenibili, e ho avuto delle sorprese notevoli e molto positive. Alcune cantine le conoscevo bene, come Olianas, La Raia, Passione Natura di Valle Reale, La Cappuccina, ma molte altre no, e sono rimasto molto colpito dal fatto che ormai di vini un po’ folkloristici ce ne siano sempre di meno in quel campo. 

È sicuramente una buona notizia, per i consumatori, innanzi tutto, ma anche per una vitienologia che sempre più sta comprendendo che la sostenibilità ambientale, e la transizione verde che ne seguirà necessariamente, non sono più argomenti ristretti a un mondo natural chic”, ma esigenze concrete che dovranno essere affrontate e anche velocemente, dal mondo del vino, ma non solo.





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