Io sto con Antinori

di Daniele Cernilli 01/12/11
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Io sto con Antinori

E’ bastato un commento di Piero Antinori sul suo non essere d’accordo riguardo alla bocciatura della modifica del disciplinare del Rosso di Montalcino per scatenare una serie di prese di posizione talvolta irridenti ed insultanti su diversi blog italiani. Un commento fatto dopo che l’assemblea dei produttori di Montalcino si era già espressa, quindi nel totale rispetto di quel parere, senza alcuna pretesa di volerlo in qualche modo influenzare. Soprattutto un commento fatto da chi il Rosso di Montalcino neanche lo produce e che quindi non aveva alcun interesse a che le cose andassero in un modo o in un altro.

Piero Antinori si è limitato ad esprimere un parere, sostenendo che non era d’accordo sul fatto che anche il Rosso di Montalcino, e non soltanto il Brunello, venisse prodotto esclusivamente con uve Sangiovese. E’ il punto di vista di uno che conosce la storia recente del vino italiano, che sa, ad esempio, che prima del 1980 il Rosso di Montalcino non esisteva neanche. C’era il Rosso dai Vigneti di Brunello, un vino da tavola ad indicazione geografica, come si diceva allora, che tra l’altro prevedeva Sangiovese al 90% ed altre uve per il 10%. Questo dagli anni Settanta. Prima c’erano solo Chianti e qualche rosso aziendale come il Vermiglio del Colle di Costanti ed il Tenuta Col d’Orcia. Ma perché Piero Antinori si è dichiarato non d’accordo e si è preso una salva d’insulti? Perché ha provato a ragionare.

Oggi di Brunello di Montalcino se ne producono circa 9 milioni di bottiglie. Il Rosso, che dovrebbe essere il vino di “ricaduta”, arriva a mala pena a 3 milioni e mezzo di bottiglie. La piramide di qualità, che vorrebbe i vini migliori “tirati” in quantità minore di quelli di “ricaduta”è quindi completamente capovolta. Se perciò il Rosso di Montalcino nelle originarie intenzioni del legislatore, ed anche dei produttori che ne hanno voluto la Doc, avrebbe dovuto costituire una sorta di secondo vino di zona per limitare la produzione di Brunello e riservare a quello solo le partite di eccellenza, in questo senso ha completamente fallito il suo compito. Attualmente si fa prima Brunello, poi, se rimane dell’uva non adatta, eventualmente il Rosso. Basta solo dare uno sguardo alle denunce di produzione per ettaro, maggiori per il Brunello e minori per il Rosso, per capire che ad occhio e croce le cose vanno così. Allora non sarebbe meglio uscire dall’equivoco e fare dei due vini due realtà completamente differenti ed autonome? Anche variando la composizione ampelografica dei due vini? E cercando di entrare in concorrenza con il mondo dei Chianti Classico, che di bottiglie ne sforna 24 milioni l’anno, più o meno? Credo che Piero Antinori volesse alludere a questo sottolineando il suo disaccordo con quanto deciso dall’assemblea dei produttori di Montalcino. Un parere, legittimo e circostanziato, che non aveva la pretesa di far cambiare le cose influenzando questo o quello. Un ragionamento, frutto di competenza e di libertà d’opinione, di fronte ad una decisione, legittima anch’essa, presa dalla maggioranza dei produttori, che evidentemente hanno tutto il diritto di fare il Rosso di Montalcino come vogliono. Tutto questo però ha scatenato gli estremisti, coloro che pensano che qualunque vitigno diverso dal sangiovese non debba avere nulla a che fare con Montalcino. E ci potrebbe anche stare. Ma non ci sta che uno come Piero Antinori venga sbeffeggiato ed insultato da chi non ha neanche il coraggio di firmarsi con il proprio nome, dimenticando tutto ciò che un uomo del genere ha rappresentato nella vitienologia italiana degli ultimi quarant’anni.

Perciò, senza neanche chiederglielo, mi sembra opportuno dare a Piero Antinori la mia personale solidarietà, difendendo il suo diritto ad esprimere opinioni anche diverse da quelle sostenute da gente, blogger in questo caso, che non mi pare possano vantare meriti anche lontanamente paragonabili ai suoi. Perciò, io sto con Antinori.





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