Il territorio questo sconosciuto

di Daniele Cernilli 16/04/12
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Il territorio questo sconosciuto

Nel corso di una degustazione guidata organizzata dall’Ersa del Friuli Venezia Giulia all’ultimo recente Vinitaly, parlando della zona costiera della regione e delle aree a Doc di Latisana ed Annia, ho affermato alcune cose che a me sembravano ovvie. La prima è che si tratta della parte più settentrionale in senso assoluto di tutto il bacino del Mediterraneo. Siamo quasi a 46° di latitudine nord, esattamente a 45° e 40’, e non c’è luogo più a nord di questo lambito da un mare in Italia. La seconda è che ci troviamo ben più a nord di famose regioni vitivinicole, come Bordeaux, la Valle del Rodano o le Langhe.

Affermazioni note a chiunque sappia qualcosa di geografia, ma del tutto sorprendenti per molte persone e persino per qualche produttore della zona. “Ma sai che non ci avevo mai pensato?” mi è stato risposto. Certo, la geografia è una delle materie meno conosciute e meno amate dai nostri compatrioti, ma quando la situazione pedoclimatica ha influenza sul risultato finale dei vini che da una zona scaturiscono, allora la cosa cambia aspetto.
E cambia aspetto anche perché molti si riempiono la bocca con concetti quali la “territorialità”, o più alla francese, il “terroir”, senza poi sapere bene a che cosa in concreto si riferiscono. La cosa fa il paio con l’invenzione della tradizione, alla quale assistiamo di continuo.
Nella fattispecie, essere a nord, ma vicino al mare, come nel caso di Latisana, Annia ed Aquileia, significa avere molta luce nel periodo di maturazione delle uve, perché il sole tramonta più tardi, ma anche meno escursione termica fra giorno e notte, cosa che determina una certa metabolizzazione dell’acido malico e successivi profumi meno articolati e sapori più salmastri nei vini bianchi. Ecco perché in zone simili le migliori espressioni ci arrivano da varietà aromatiche o semiaromatiche, come gewurztraminer, sauvignon e malvasia istriana, che contengono terpeni i quali sostituiscono eventuali scarsità di esteri primari.

Ma questo è solo un piccolo esempio. La scarsa conoscenza delle peculiarità climatiche dovute alla collocazione geografica è diffusa in tutta Italia e porta ad avere preconcetti e false opinioni su molti aspetti della vitienologia. Che Offida in provincia di Ascoli Piceno e Montalcino siano quasi sullo stesso parallelo lo sanno in pochi, ad esempio, e che Castel del Monte in Puglia sia ben più a nord di Napoli anche. Che la costa orientale, quella adriatica, sia mediamente più fredda di quella tirrenica, perché essendo al di là degli Appennini è più esposta ai venti di nord-est, lo hanno capito bene quest’inverno gli abitanti della Romagna e delle Marche, con i più di due metri di neve che hanno avuto. E via così.
Dobbiamo perciò rimetterci tutti a studiare la geografia delle scuole medie per capire di vino? Secondo me non sarebbe così assurdo. Di certo invitare i produttori e gli appassionati a dare più sostanza e verità scientifica alla parola “territorio” non sarebbe affatto una cosa sbagliata.





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