Il senso delle guide

di Daniele Cernilli 25/09/17
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Il senso delle guide

Per alcuni sono ormai superate, per altri una lettura da non lasciarsi sfuggire. Si è aperta la stagione delle presentazioni delle guide ai vini, vere inchieste sullo stato del vino italiano.

Per alcuni sono il male assoluto, per altri non servono più in epoca di web, per altri ancora sono dei “premifici” un po’ sospetti. Però di guide dei vini ce ne sono ancora moltissime in Italia, hanno un loro mercato e se volessimo sommare tutte le copie che vengono stampate, vendute, distribuite in vari  modi si arriverebbe a delle cifre non proprio residuali, che forse superano le duecentomila unità. Poi ci sono le edizioni in lingua straniera, le App collegate, gli e-book, e la cifra sale di molto.

Alla fine cosa sono e a cosa servono? Sono, nella massima parte dei casi, delle vere inchieste sullo stato del vino italiano . E come delle inchieste realizzate da quotidiani o da redazioni televisive di differente visione politica o “filosofica” possono portare a conclusioni talvolta molto differenti.

Anche questa è una cosa che non dovrebbe sorprendere più di tanto, ma che viene spesso usata come velata accusa di non attendibilità, quando al contrario è solo il risultato di diversi punti di vista, e quindi un fattore di arricchimento e di esercizio democratico. Poi, come in ogni umana situazione, ci sono anche forzature e tentativi di esercitare rendite di posizione da parte di qualche redattore, piccole miserie operate da piccole persone.

Ma la sostanza delle cose è comunque un tentativo di informare il pubblico dando punteggi a vini e cantine, ma anche raccontando, interpretando, e non solo giudicando  Non è una difesa di ufficio la mia. Avendo nella mia vita professionale lavorato alla realizzazione di tre diverse guide dei vini, per un totale di ben 29 edizioni, credo di conoscere bene le dinamiche che ne sono alla base e penso di poter dire che, con tutti i limiti e i difetti del mondo, le guide dei vini hanno svolto un ruolo molto importante per la conoscenza del comparto enologico.

Certo, i premi sono molti, certo, talvolta il linguaggio scelto è discutibile e non di immediata comprensibilità, certo, alcune guide sono un po’ troppo “ideologiche”. Ma lo sono anche molte altre pubblicazioni, e se andate a leggervi le introduzioni dei cataloghi d’arte, tanto per fare un esempio, di prose autoreferenziali ne trovereste molte di più. Non è una giustificazione, ma la letteratura specialistica ha spesso cadute del genere.

Nelle prossime settimane si aprirà la stagione delle presentazioni. Come voi lettori sapete già, inizieremo noi domenica 1 ottobre a Milano, poi sarà la volta di Espresso, Gambero Rosso, Slow Wine, Bibenda e di altre ancora. Ognuna sarà seguita da una grande degustazione per il pubblico  e sarà un modo per capire concretamente quali sono state le linee guida di un grande e non facile lavoro operato da persone quasi sempre di grande competenza. E per decidere quale delle guide ci piace di più e ci rappresenta meglio. Perché poi, alla fine, è il ruolo di servizio per il pubblico la cosa che conta davvero.





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