I vini di D’Alema

di Daniele Cernilli 14/04/14
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I vini di D’Alema

Sarebbe tanto, troppo facile prendersi la stupida soddisfazione di massacrare un personaggio pubblico, talvolta discusso, apparentemente non il più simpatico del mondo. Massimo D’Alema è di certo tutte queste cose, ed essendosi messo a fare vino si è fatalmente sottoposto alla critica di settore. Per di più si è avvalso della consulenza di Riccardo Cotarella, enologo famosissimo che per questo non mette tutti d’accordo, anzi. Di elementi per prendersi l’applauso populista dei detrattori dei personaggi, e poi della politica, e infine degli amanti della “rottamazione”, ce ne sono quanti ne vogliamo. Soprattutto se, come è accaduto a me, capita di assistere e di partecipare ad una discussione di carattere tecnico e a un assaggio privatissimo dei vini prodotti dal duo D’Alema-Cotarella.

Sapete invece cosa vi racconto? Vi racconto di un uomo pubblico in una sua dimensione completamente diversa. Di una persona che si è totalmente innamorata del vino e che sta affrontando da appassionato un percorso che lo sta portando a fare prodotti più che dignitosi, seguendoli personalmente, passo passo, con cura, dedizione e il perfezionismo talvolta un po’ algido che caratterizza anche altri aspetti del suo carattere. Acquisendo competenza, parlando di aspetti tecnici in modo adeguato, imparando velocemente, come solo una persona di grande intelligenza saprebbe fare. E che Massimo D’Alema sia una persona intelligente è cosa sulla quale tutti, anche i suoi avversari politici, non possono che convenire. Mi ha sorpreso, insomma. Pensavo ad una scelta “d’immagine” e invece è una scelta di vita.

E i vini? La sua azienda è a Narni, vicino Magliano Sabina e Orte, in Umbria ma al confine con il Lazio. Non una zona da “grand cru”, almeno per il momento. Però il suo spumante Metodo Classico, Blanc de noirs da sole uve pinot nero, non è affatto male ed è tra i migliori della sua tipologia in Italia. Il suo Pinot nero “in rosso”è sorprendentemente varietale, il suo Cabernet franc, che uscirà alla fine dell’anno, davvero buono. Non sono i vini che si vincono al tiro a segno alla festa dell’Unità, insomma. Neanche Sassicaia o Chateau Latour, ovviamente. Ma sono ben fatti, credibili, tecnicamente ineccepibili, al di là di facili ironie e di critiche banalmente scontate.





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