I vini agricoli

di Daniele Cernilli 26/08/19
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Vini agricoli, ecosostenibilità ambientale, vigneti

Quando produrre un vino è un atto agricolo, rispettoso dell’ambiente e di chi ci lavora, possiamo definire questo vino agricolo, al di là di mode e di ideologie.

Una delle cose che mi hanno sempre convinto tra le affermazioni di Carlo Petrini, fondatore e lider maximo di Slow Food è la sua definizione della corretta produzione alimentare come “atto agricolo”. Nel senso che quando si producono cibi, ortaggi, frutta, ma anche formaggi, paste e carne, o quando si pratica la pesca, devono essere rispettati i canoni di eco sostenibilità e dei principi sintetizzati nello slogan “buono, pulito e giusto” che da sempre è una delle bandiere del movimento. Proprio in questo consistono gli “atti agricoli”. 

Ecco, se pensiamo al mondo del vino, anche per superare delle dicotomie che negli ultimi anni si sono determinate fra varie scuole di pensiero, credo che sarebbe una buona cosa provare a prendere in considerazione questi aspetti. Arrivando alla definizione di “vini agricoli”, che sarebbero quelli che, al di là di pratiche specifiche, di protocolli precisi, viticoli o enologici che siano, lasci ai produttori la responsabilità delle proprie scelte se effettuate nel rispetto dell’ambiente e nell’uso consapevole delle tecniche enologiche e della viticoltura. 

Quello che voglio dire è che non è necessario, secondo me, aderire alla filosofia biodinamica per essere rispettosi dell’ambiente e della salute dei consumatori, anche se non c’è nulla di male, anzi, se si adottano quei principi. Non è necessario avere questa o quella certificazione per praticare una viticoltura ecosostenibile, anche se è meglio che ci siano comunque dei controlli, possibilmente operati da enti terzi e pubblici. 

Ci sono centinaia, forse migliaia di esempi di viticoltori assolutamente consapevoli di quanto sia importante la compatibilità ambientale del loro lavoro e che non possiedono alcuna particolare certificazione. Ce ne sono molti di più che invece ce le hanno, ed è un fatto comunque positivo, intendiamoci. 

Allora penso che tutti loro compiano ogni giorno degli “atti agricoli”, e che i loro vini possano essere definiti come “vini agricoli”, diversamente da quelli che invece sono frutto di produzioni sostanzialmente industriali, seriali, frutto di viticoltura molto intensiva e di una visione dell’enologia omologante, ma non solo. Vini dove i produttori sono anche veri viticoltori, che si occupano giornalmente e personalmente della loro attività, che abbiano un corretto e legale rapporto con chi lavora con loro, e che facciano vini con uve coltivate in proprio nel rispetto dell’ambiente dove, tra l’altro, vivono con le proprie famiglie, occupandosi anche della tutela del territorio. E che, ovviamente, siano di buon valore organolettico, cosa che qualche volta si tende a sottovalutare. 

Cose semplici e molto più comuni di quanto si possa immaginare, basate sulla concretezza del lavoro, sul buon senso e sulla volontà di rappresentare la tipicità, i terroir, attraverso i vini che producono, al di là di mode o di ideologie o di discutibili interpretazioni di “tradizioni" che spesso non sono tali. 





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