I premi speciali 2019

di Redazione 19/10/18
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I premi speciali 2019

Ogni anno sintetizziamo l’intero lavoro della Guida Essenziale ai Vini d’Italia nei premi speciali, che segnalano i vini migliori, le aziende migliori e anche le persone che si sono distinte per qualcosa.

Vediamo nel dettaglio quali siano questi premi e a chi sono stati assegnati.

Il Vino Rosso dell’Anno - che ha ottenuto il massimo punteggio in questa edizione della Guida Essenziale, 100/100 -  è il Bolgheri Sassicaia 2015 di Tenuta San Guido, che ha appena festeggiato un importante traguardo della sua storia: i 50 anni di vita “ufficiale”, infatti l'annata 1968 fu la prima a essere immessa sul mercato, sebbene la produzione per il consumo famigliare fosse iniziata prima. La vendemmia 2015 ci ha donato una grandissima versione di questa icona internazionale del bere italiano di qualità. Il Sassicaia si è aggiudicato anche il Best Italian Wine Award 2018, il premio assegnato da una giuria internazionale di cui fa parte anche Daniele Cernilli, organizzato dal sommelier-comunicatore Luca Gardini.

Per il Bianco dell’Anno abbiamo un ex aequo: i due vini premiati sono il Fiano di Avellino Stilema 2015 di Mastroberardino e il Solo MM15 2015 di Vodopivec. Il primo è il nuovo vino prodotto da Piero Mastroberardino riprendendo l’antica tecnica di vinificazione usata da suo padre Antonio, artefice della riscoperta e valorizzazione del vitigno fiano: un vino moderno che fa tornare indietro nel tempo. Il secondo è una vitovska fermentata in anfora e maturata in botte grande ad opera di un grandissimo produttore del Carso, Paolo Vodopivec: un bianco che insegue, con successo, il sogno di un vino senza tempo.

Spingiamoci ora in Trentino per trovare il Rosato dell’Anno: è il Graminè 2016 di Longariva, un rosato-ramato prodotto da uve pinot grigio nel cuore della Vallagarina da Marco e Rosanna Manica, da oltre quarant’anni impegnati a trasmettere l’amore per la loro terra tramite i suoi prodotti. Dal Trentino alla provincia di Brescia il passo è breve, ma è qui che troviamo il Vino Vivace dell’Anno, il Franciacorta Annamaria Clementi Riserva 2008 di Ca’ del Bosco, un’azienda che è sempre ad altissimo livello e quest’anno bissa il traguardo ottenuto nella prima edizione della guida con l’Annamaria Clementi Rosé.

Per quanto riguarda il Vino Dolce dell’Anno occorre fare una premessa: non si tratta di... un vino dolce, ma di un vino da meditazione, un’etichetta speciale creata per una ricorrenza speciale. Stiamo parlando del grandissimo Vecchio Samperi Quarantennale di Marco De Bartoli, una riserva che ha iniziato l’invecchiamento nel 1978, quando Marco De Bartoli ha ripristinato il metodo perpetuo o Solera per produrre lo “stravecchio” tradizionale della zona di Marsala, pur uscendo dalla Doc.

Eccoci giunti a un nuovo premio istituito quest’anno, L’Esordio Vincente, dedicato a quel vino entrato in guida quest’anno per la prima volta - vuoi perché è un’etichetta nuova di un produttore già presente, vuoi perché è un vino che viene prodotto solo in annate eccezionali e non era mai stato giudicato, vuoi perché l’azienda è una new entry - la cui performance è stata dirompente, lasciando stupefatti tutti noi degustatori.

Si tratta del Sicilia Alberelli di Giodo 2016 del Podere Giodo, dalla personalità prorompente e di squisita fattura. Si tratta di un vino etneo realizzato dal noto enologo Carlo Ferrini, “per proprio diletto”, cioè per la sua piccola azienda personale.

Veniamo ora al discorso della qualità di un vino anche in rapporto al suo prezzo. Il Vino dal Miglior Rapporto Qualità/Prezzo è il Cirò Rosso Classico Superiore Duca di San Felice Riserva 2014 di Librandi, un ottimo gaglioppo calabrese che è una garanzia di qualità e continuità da oltre trent’anni ed è proposto a un prezzo più che conveniente. Il premio Qualità Diffusa, dedicato al vino la cui presenza sul mercato “si vede”, in quanto prodotto in un numero elevato di bottiglie pur conservando un livello di qualità altissimo, quest’anno va al Secco Bertani Original Vintage 2015 di Bertani, un vino agile ma di corpo che mette d’accordo gli amanti della Valpolicella così come i suoi detrattori.

Eccoci ora in Toscana, ma anche in Umbria, Lombardia e Puglia, per trovare l’Azienda dell’Anno. Si tratta di un grandissimo classico, conosciuto in tutto il mondo (con proprietà anche all’estero): Antinori. Dal Chianti Classico con Tignanello e Badia a Passignano a Bolgheri con Guado al Tasso, dall’Umbria con il Castello della Sala alla Franciacorta con la Tenuta Montenisa alla Puglia con Tormaresca, ovunque l’impronta dei marchesi Antinori non lascia spazio all’improvvisazione: del resto sono secoli che la famiglia si occupa di vino.

Il Produttore Emergente è il piemontese Balbiano, grande specialista della Freisa di Chieri e protagonista del progetto di recupero della vigna Villa della Regina (su una collina che domina Torino accanto alla residenza di Ludovica di Savoia) realizzato in collaborazione l’Università di Torino e il CNR.

Il Premio per la Cooperazione va alla Cantina di Bolzano, che da quest’anno si avvale di una sede aziendale nuova di zecca, inaugurata con la vendemmia del 2018, ispirata ai principi dell’ecosostenibilità e del basso impatto paesaggistico. Un vero spettacolo che contribuisce in modo notevole al raggiungimento di livelli qualitativi molto elevati, peraltro consueti per questa fondamentale cantina cooperativa dell’Alto Adige.

L’Enologo dell’Anno è Beppe Caviola, un winemaker che, da buon piemontese, non ama stare sotto i riflettori, ma con il suo lavoro serio e professionale contribuisce ogni anno alla produzione di moltissimi ottimi vini italiani.

Il Premio per la vitienologia sostenibile lo abbiamo assegnato a Marco Casolanetti, il “profeta” dei piccoli viticoltori piceni, i cosiddetti “invisibili”, e grande interprete di una viticoltura estremamente rispettosa dell’ambiente e di un’enologia il meno invasiva possibile. Coadiuvato da sua moglie Eleonora Rossi, con la quale divide idealmente premio e meriti, è veramente uno dei protagonisti della scena vitivinicola della sua regione. Questo è avvenuto grazie alla ricerca esasperata della qualità che va da sistemi di impianto dai ventiduemila a quarantamila ceppi per ettaro con rese infinitesimali, alla selezione di legni sempre più raffinati. A Marco ed Eleonora va anche il merito di aver riscoperto, valorizzato e diffuso la vecchia varietà bordò, una grenache o cannonau che era praticamente scomparsa dal Piceno da molti anni.

Rimaniamo nelle Marche anche per il premio Una vita per il vino, che abbiamo voluto  assegnare a Massimo Bernetti, artefice della cantina Umani Ronchi, ma soprattutto mente lucida e bravissimo imprenditore del settore vitivinicolo nazionale. In decenni di attività ha saputo valorizzare la sua azienda in modo efficacissimo, contribuendo al rilancio di vini come il Verdicchio dei Castelli di Jesi e il Rosso Conero come forse nessun altro. Un vero “padre della patria” enologica marchigiana e non solo.





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