I leoni della tastiera

di Daniele Cernilli 21/11/16
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I leoni della tastiera

Quasi mezzo secolo fa, a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, ci furono stagioni di grandi concerti rock in tutta Italia. Arrivarono gruppi come i Deep Purple, i Led Zeppelin, i Pink Floyd, gli Emerson, Lake and Palmer, i mitici Rolling Stones, i Ten Years After, poi Hendrix, Zappa, Brian Eno. E con loro arrivarono quelli che a buona ragione si potevano definire “i leoni della tastiera”. Si chiamavano Keith Emerson, John Lord, John Paul Jones, Chick Churchill.

Anche oggi esistono dei “leoni della tastiera” ma di tipo ben diverso. Si tratta di personaggi dal tratto psicologico vagamente maniacale, che nascosti dietro a un nickname trovano sollievo ai loro drammi personali facendo la voce grossa in rete, insultando a destra e a sinistra, sempre pronti alla stroncatura, alla battuta sarcastica, al tentativo di screditare questo o quello. Clamoroso il caso di Gianni Morandi, che si è visto arrivare palate di letame sul suo blog solo per aver difeso idee dettate da buon senso ma contrarie agli umori di una parte dei suoi lettori.

Accade anche nel mondo del vino e del cibo, a volte con una violenza che l’argomento non meriterebbe e che vista da fuori appare più ridicola che pericolosa. Almeno secondo me. Così un vino facente parte dell’odiato “gusto degli anni ‘90” o, peggio, “internazionale” può vedersi attribuite colpe degne di chi ha commesso atroci delitti, con una terminologia violenta e tranchant che non vuole dare spazio a repliche. E passi se questo fosse fatto da chi poi ci mette la faccia, firmandosi con nome e cognome e prendendosi le responsabilità del caso. Molto meno bene, invece, se gli insulti arrivano da un anonimo, che si nasconde vigliaccamente dietro un nickname.

È la rete, è vero, però non credo che vada santificata in questi casi e penso che i responsabili di siti web e anche di blog personali debbano farsi carico di operazioni di controllo e di “bannaggio” nei confronti di chi si comportasse particolarmente male. È censura? Ebbene sì.

Personalmente credo di avere il diritto di censurare chi commette delitti mediatici, e la diffamazione lo è. DoctorWineè inoltre testata giornalistica, il che comporta che il sottoscritto, come direttore responsabile, sia, appunto, responsabile di ciò che chiunque ci scrive sopra, anche solo come intervento esterno. E pagar dazio per colpa di un cretino non fa parte delle mie aspirazioni nella vita.





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