GDO e pregiudizi

di Daniele Cernilli 30/11/20
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GDO e pregiudizi

Complice la pandemia, le vendite di vino in GDO sono aumentate e probabilmente non si tornerà indietro neanche quando questo difficile periodo sarà solo un brutto ricordo.

Come avete avuto possibilità di leggere su DoctorWine qualche giorno fa, a Verona nell’ambito di Wine2Wine che quest’anno si è tenuto in versione virtuale, c’è stata la presentazione della ricerca che l’IRI ha svolto per Vinitaly e che ha riguardato la vendita del vino nella Grande Distribuzione. I dati presentati, e poi commentati da alcuni fra i maggiori responsabili del beverage per le più note catene di GDO, sono molto interessanti. Uno per tutti, durante questi mesi così complicati, c’è stato un aumento delle vendite in volume del 5,3% e in valore del 6,9%. Il che significa che sono stati venduti vini a un prezzo più elevato, tanto che la fascia compresa fra i 7 e i 10 euro, che per il settore della GDO è piuttosto elevata, è cresciuta del 13,6%.

Basterebbero questi dati per capire che qualcosa è cambiato e che con tutta probabilità non si tornerà indietro neanche quando questo difficile periodo sarà solo un brutto ricordo. Molte persone si stanno abituando ad acquistare vini di buona qualità anche in GDO e questo dovrebbe far penare tutti coloro che talvolta esprimono perplessità, quando non veri pregiudizi, nei confronti dei “vini da supermercato”, come se fossero sempre e solo robaccia da quattro soldi. Così non è, e a ben vedere si tratta di una questione che ha radici antiche.

Chi ha passato del tempo fra gli scaffali di vino di alcune catene di supermercati sa benissimo che ci si possono trovare etichette di grande prestigio e non da ora. Esselunga, Ipercoop, Carrefour, Conad, e poi anche Eataly che fa pure parte della GDO, hanno spesso dei reparti vino di ottimo livello. Ultimamente sono stato in uno dei punti vendita della Pim, catena romana, dove ho trovato una selezione di vini davvero sorprendente e che comprendeva prodotti di cantine che non si trovano di frequente neanche in molte enoteche. Questo significa in poche parole che a fronte di una clientela che inizia a richiedere vini di qualità anche nella GDO, le principali catene si stanno organizzando e molti produttori iniziano a servirle, oppure forniscono grossisti o enoteche che poi a loro volta vendono alla GDO.

E significa che chi con tono un po’ sprezzante critica per principio i “vini da supermercato” si troverà sempre più spesso davanti a sorprese per lui impreviste. Poi, ovviamente, chi è particolarmente appassionato non potrà né vorrà fare a meno della propria enoteca preferita e degli scambi di idee con il proprietario, così come chi fosse un amante di libri tenderà a preferire la piccola libreria alla Feltrinelli. E di certo per poter affrontare delle strutture articolate e vaste, e con politiche di prezzo talvolta aggressive come quelle di molte catene della GDO, le cantine più piccole e artigianali si dovranno attrezzare, ad esempio consorziandosi in gruppi e iniziando a servire magari solo i punti vendita della propria zona, dato che in diversi casi c’è attenzione per i prodotti locali. Però è quasi ineluttabile che anche loro debbano affrontare la questione, e non solo per i tempi che corrono

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