Export italiano vino: dati e considerazioni

di Daniele Cernilli 07/05/18
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Export italiano: dati e considerazioni firmato doctorwine editoriale daniele cernilli

Quasi 6 miliardi in valore e buone prospettive di ampliare la nostra presenza in mercati “nuovi”. Lo scettro del comando spetta sempre al comparto delle bollicine, Prosecco in testa.

Dagli ultimi dati sembra proprio che l’export di vini italiani non sia riuscito, anche se per poco, a “sfondare” la quota di sei miliardi di Euro in valore. Ci siamo fermati a 5,989, che è comunque un buon risultato se confrontato ai 5,623 del 2016, con un incremento di circa il 6%. Il dato preoccupante, se mai, è che ancora non si sblocca lo “zoccolo duro” dei tre paesi leader per l’importazione dei nostri vini. Usa, Germania e Regno Unito pesano ancora per oltre il 53% e se consideriamo che per almeno due di questi stati le prospettive, tra Brexit e politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump, non appaiono molto confortanti, la situazione sembrerebbe un po’ a rischio.

Certo, qualcosa si muove su mercati relativamente nuovi per il nostro export, e alludo a Francia e Belgio, in parte anche Cina, ma non è ancora un trend sufficiente a pareggiare eventuali negatività che dovessero limitare le vendite sui mercati per noi più importanti. La Cina, in particolare, raggiunge circa 140 milioni di euro, e inizia a rappresentare qualcosa di più di una semplice quota di testimonianza. Si tratta ancora di numeri limitati, è vero, ma sono in netta crescita e c’è chi spera in incrementi vicino al 20% per il 2018.

Se andiamo poi ad analizzare ciò che accade per i singoli vini, è evidentissima la marcia trionfale della spumantistica e del Prosecco in particolare, che continua senza alcuna flessione. Siamo arrivati a 1,359 miliardi di Euro con un incremento di oltre il 12% in valore rispetto allo scorso anno. Anche in questo caso, però, Usa e Uk rappresentano da soli ben oltre il 50% del totale. Un dato molto interessante è la ripresa della crescita dell’Asti, soprattutto su mercati nuovi, come la Russia e la Lettonia, oltre che il solito Regno Unito, con un aumento che si attesta intorno al 6% e che rappresenta un dato molto positivo e in controtendenza rispetto al recente passato. Proprio la Russia, a dispetto di sanzioni e di criticità varie, sembra stia riprendendo un ruolo importante anche per il resto del nostro export vitivinicolo, e questa è sicuramente una buona notizia.

La considerazione da fare, in ogni caso, è che il comparto delle bollicine sta prendendo una centralità notevolissima nel panorama produttivo e dell’export italiano, come forse non aveva mai avuto in passato. Anche in termini di valore per singola bottiglia stiamo crescendo molto, e questo avviene contemporaneamente a una certa frenata che stanno avendo gli Champagne, dovuta anche agli aumenti di prezzo che la svalutazione della Sterlina nei confronti dell’Euro sta provocando su un mercato decisivo per quella tipologia come è da sempre il Regno Unito.

Se facciamo poi un semplice confronto con il dato del 2010, che vedeva l’export degli spumanti italiani assestarsi sui 444 milioni di Euro, assistiamo a un incremento del 300% circa in sette anni. Una cifra impressionante davvero, che ha sostenuto e sostiene il nostro export in modo decisivo.

Ma il resto? Come si comportano le altre tipologie sui vari mercati? Una denominazione che sta riconquistando quote di mercato in modo notevole è il Chianti Classico, che vede ormai il dato dell’export sfiorare l’80% dell’intera produzione e i 300mila ettolitri in totale. Il Brunello di Montalcino raggiunge il 70%, con una quota significativa, quasi il 15%, sui mercati asiatici, un dato molto incoraggiante. Barolo e Barbaresco si attestano su percentuali analoghe, intorno al 75%, e l’Amarone, in crescita travolgente, arriva al 68% del totale produttivo che prende la via dell’esportazione. Verso dove? Usa in particolare, e poi i classici mercati dove i nostri vini sono di casa, anche in virtù di una ristorazione italiana diffusa che li veicola e ne amplifica il potenziale di vendita. Un aspetto che non sempre viene raccontato con cura vista con l’importanza che ha, soprattutto sui mercati più importanti.





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