Elogio del Chianti Classico

di Daniele Cernilli 01/07/19
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chianti classico gallo calice doctorwine

Il Chianti Classico è un vino difficile da capire se non si cerca nel bicchiere l'affascinante alternanza di interpretazioni territoriali.

Se c’è un vino che ritengo molto sottovalutato è il Chianti Classico. Ci possono anche essere delle ragioni, non voglio negarlo. Per anni forse è stato preda di interpretazioni discutibili, e non alludo solo a degli eccessi “modernisti” nell’uso di legni nuovi, ma anche a una certa inflazione di vini mediocri e a prezzi molto bassi. Ricordo che una volta un importatore americano mi disse “ma come vuoi che sia preso sul serio un vino che può costare dai 7 ai 200 dollari portando lo stesso nome in etichetta?”. 

Certo, sono cose che accadono in molte regioni vinicole importanti. Solo che a Bordeaux e in Borgogna se la denominazione riporta quei nomi stiamo parlando dei vini base. Già le appelations village si chiamano Pauillac o Gevrey Chambertin, e del nome regionale non se ne fa menzione. Noi abbiamo invece delle Doc “orizzontali” e i termini Riserva o Gran Selezione non riescono a gerarchizzare più di tanto. Quindi sono risucchiate nel calderone e tutto diventa di difficile interpretazione, almeno a livello internazionale dove non tutti capiscono la nostra legislazione vinicola. 

Questo però non significa affatto che il Chianti Classico sia un vino minore, ma solo che è più difficile far capire le differenze. Ed è un peccato, perché in poche altre aree vitivinicole mondiali si possono trovare tanti vini così territoriali, e quindi diversi, ma che rendono conto di origini e di interpretazioni di grande rilievo. 

Alcune zone di Radda danno origine a vini sottili e nervosi, a Castelnuovo Berardenga ci sono vini corposi che “brunelleggiano”, a Castellina almeno tre tipologie a seconda delle altitudini e delle esposizioni dei vigneti. Panzano è un vero cru come Bouzy in Champagne, Lamole e Ruffoli sono anch’essi in comune di Greve, ma con i vini di Greti hanno poco in comune. A San Casciano ci sono le zone settentrionali, come Sant’Andrea in Percussina, e poi c’è Mercatale. Proprio come a Margaux, dove a nord c’è Chateau Margaux  e a sud Brane Cantenac con grandi differenze fra loro. A Gaiole ci sono Ama e Brolio, e in poco più di dieci chilometri cambia il mondo. È insomma difficile trovare molte altre zone in Italia con una capacità di esprimere differenze in massima parte legate a territori, a climi e non solo, o non principalmente, a stili enologici

Il Chianti Classico è tutto questo, può esprimersi con la raffinata eleganza di Istine o con la potenza prorompente di Vallepicciola, con l’eleganza avvolgente di Monsanto o con i contrappunti di Querciabella. In un’affascinante alternanza di interpretazioni territoriali. E vi confesso che a me tutto questo piace un sacco.





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