Effetto domino

di Daniele Cernilli 02/11/20
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effetto domino doctorwine

Le restrizioni imposte per decreto al settore della ristorazione metteranno in ginocchio anche altri settori, quelli dei fornitori e, in breve, tutto il made in Italy agroalimentare.

Di solito mi limito a scrivere di vino e qualche volta di cibo, ma quello che sta accadendo a causa della pandemia non può lasciare indifferente anche chi, come me, fa del giornalismo di settore. E forse proprio perché il settore del quale ci occupiamo qui su DoctorWine è uno fra i più colpiti

Oggi parliamo dei gravi problemi che ristoranti, bar, enoteche dovranno affrontare con le restrizioni imposte dall’ultimo decreto della presidenza del consiglio. Ma l’effetto domino tra breve riguarderà anche altri settori, quelli dei fornitori che non avranno più ordini da loro e in molti casi neanche pagamenti. Le piccole aziende come quelle delle quali si parla, vivono di cash flow quasi quotidiano e determinano un’economia diffusa ma molto parcellizzata e in gran parte locale. 

Non so se sia chiaro a tutti che non si parla solo dei ristoranti “stellati” e dei consumi di lusso, ma di tutto ciò che fino a pochi mesi fa un po’ enfaticamente veniva definito come “eccellenze alimentari italiane”, e che comprendeva prodotti agricoli, vini, olio extravergine di qualità. Il made in Italy agroalimentare, insomma, quello che doveva rappresentare la spina dorsale, insieme al turismo, alla moda e alla ristorazione, appunto, dell’immagine del nostro Paese e di una buona parte di economia e di export. 

Sembrano passati anni, e invece andava così solo sette mesi fa. E se la politica ha ancora un ruolo, questo è il momento di dimostrare di non essere solo “chiacchiere e distintivo”. E per politica intendo tutta la politica, anche chi è oggi all’opposizione, ovviamente, perché il senso di responsabilità non ha colore. Cosa fare per interrompere l’effetto domino prossimo venturo, che metterà in ginocchio via via tutto il comparto dell’agroalimentare di qualità, è piuttosto evidente. A fronte del fatto che non è colpa di ristoratori, enotecari, baristi, se c’è la pandemia, e che moltissimi di costoro hanno seguito le regole, messo in atto misure specifiche spendendo danaro, limitato ingressi e quant’altro, non è possibile lasciarli da soli in una situazione del genere. 

Se devono chiudere o limitare drasticamente la loro attività per la salute pubblica, cosa che non metto in discussione, dovranno essere risarciti velocemente e adeguatamente. Ma velocemente. Perché altrimenti la loro caduta non sarà solo loro, ma si porterà dietro quella di interi comparti dell’agroalimentare, delle “eccellenze”, della viticoltura di qualità, con un impatto drammatico anche sull’occupazione. Non è difficile da capire e bisogna fare presto.





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