Controcorrente

di Daniele Cernilli 13/04/15
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Controcorrente

Si può criticare, anche aspramente, Massimo D’Alema per alcune delle sue scelte politiche. Personalmente ritengo che avrebbe fatto meglio a non succedere a Prodi alla Presidenza del Consiglio tanti anni fa, ad esempio. Quello che non capisco è cosa abbia fatto di così grave nel vendere duemila bottiglie di vino a una cooperativa che poi si è rivelata essere poco trasparente nella sua attività, finendo nelle indagini del giudice Woodcock che ha provveduto a spiccare mandati di arresto per alcuni dei responsabili.

Forse avremmo dovuto denunciare i proprietari della Louis Roederer perché il Cristal era lo Champagne più amato dai Casalesi? Cosa che portava la provincia di Caserta ad essere ai primissimi posti in Italia per il suo consumo? Invece nei confronti di D’Alema, per il gusto italico dello sciacallaggio politico e per lo sfottò nei confronti del personaggio famoso che si mette a fare qualcosa di diverso dalla sua normale attività, si è aperto il tiro al bersaglio. Il sindaco di Salerno De Luca, che non mi risulta rifulgere per essere un grande competente, ha definito “sozzeria” i suoi vini, forse nella speranza di prendere qualche voto in più con un giudizio ad effetto.

Invece i vini che fa Linda Giuva, moglie di D’Alema, con la consulenza di Riccardo Cotarella, sono da corretti a molto buoni e per rendersene conto basta semplicemente assaggiarli alla cieca, in mezzo ad altri, senza sapere chi li produce. Io ho fatto così e i risultati dei miei assaggi sono pubblici da tempo, quindi non avrei nulla da aggiungere, se non esprimere la speranza di poter vivere un giorno in un paese dove prevalgano ragionamenti e serietà di comportamenti anziché il solito insopportabile populismo forcaiolo.





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