Considerazioni estive

di Daniele Cernilli 22/08/16
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Considerazioni estive

Sarà il caldo di Ferragosto, neanche così terribile come l’anno scorso, saranno tutte le polemiche, i distinguo e le precisazioni seguite alla pubblicazione della lettera di Alessandro Dettori di due settimane fa. Fatto sta che mi sono venute in mente un sacco di cose e soprattutto una chiave di lettura per provare a spiegarle. Per capire bene lo scenario mi vorrei rifare a quanto scrisse ormai più di un secolo fa il sociologo tedesco Ferdinand Tonnies, contemporaneo e amico di Max Weber, il quale provò a definire alcuni dei sistemi di aggregazione umana, e in particolare ciò che distingue la Comunità dalla Società.

Per Toennies, la forma associativa della Comunità  trae origine dalla perfetta unità (dalla fusione) delle volontà degli individui che ne fanno parte ed è una realtà naturale, alla quale si partecipa immedesimandosi completamente in essa, emotivamente, in modo istintivo. Essa è un insieme di sentimenti comuni e reciproci sulla base dei quali i suoi membri rimangono uniti. All’origine della comunità vi è l’unità di sangue e il rapporto tra padri e figli è il più completo in quanto alla base organica e al legame affettivo si aggiunge l’autorità del padre, autorità fondata non sulla volontà di dominio ma sull’esigenza di educare. Anche l’economia della comunitàè regolata da rapporti di collaborazione, di scambio e dalla concordia: si scambiano beni d’uso, dunque non in vista di profitti ma solo della reciproca utilità. La comunitàè rappresentata dunque come il regno della concordia, dove i rapporti sono pacifici, di unione, di perfetta integrazione.

Nella Società , invece, gli individui sono uniti contrattualmente per cui in essa vige l’individualismo e l’egoismo: essi, nonostante le formule di cortesia, tendono essenzialmente a ricavare il proprio utile e sono in concorrenza l’uno contro l’altro. A fondamento della società c’è il rapporto economico che non è fondato sul valore d’uso ma sul profitto che si può ricevere dallo scambio: ecco perchéè necessario che questo valore sia misurabile in base a un criterio oggettivo che tutti possono condividere. Questo criterio è costituito dal tempo medio di lavoro necessario per produrre i beni e il denaro ne è l’espressione astratta, fittizia, puramente convenzionale.

Se ci pensate bene sono proprio queste le ragioni che stanno alla base di un diverso modo di concepire la vita. Chi tende a una visione “comunitaria” pensa alla sostanza dei rapporti, all’etica, alla conoscenza diretta, in una sorta di reazione alla globalizzazione e all’eccesso di regole burocratiche. Chi, invece, propende per una visione “sociale” privilegerà le regole, le leggi, tutto ciò che è economico e legale, oltre ad alcuni aspetti etici di fondo, in una visione del mondo più impersonale ma anche più regolamentata, arrivando a una visione democratica attraverso questo. I primi saranno tendenzialmente anarchici e refrattari a regole imposte, i secondi vedranno proprio in quelle la garanzia per un vivere civile.

Posizioni inconciliabili?  Forse. Come rischiano di essere inconciliabili quelle di chi tuona contro protocolli e regole sui vini cosiddetti “naturali” e di chi sostiene, al contrario, che in mancanza di leggi proprio quel termine sarebbe un’insidia e una potenziale truffa nei confronti dei consumatori. Ci sono ragioni in entrambi i campi, ovviamente.

Nel primo sono ragioni del cuore, di chi, sapendo di metterci impegno e rigore nel proprio lavoro non sopporta che qualcuno, dall’esterno, e magari senza avere tutte le carte in regola, vada a sindacare sul suo operato.

Nel secondo le ragioni hanno a che vedere con le regole di una Stato moderno, basato su leggi e garanzie, le sole che garantiscano davvero libertà e democrazia in modo concreto.

Mi pare chiaro almeno un aspetto della questione, però. Chi pensa di barare avrà più difficoltà a farlo se regole e controlli ci sono e sono efficaci.  E questo, alla fine, rappresenta una garanzia anche per i viticoltori che lavorano onestamente. Un appello al buon senso, come quello fatto da Dettori, non può perciò che essere sacrosanto.





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