Un tocco iraniano a Riparbella

di Stefania Vinciguerra 22/02/17
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Un tocco iraniano a Riparbella

L'altra Toscana non finisce mai di stupire. Capita che territori, non sempre considerati, si ripropongano grazie ai loro vini, a ricordare che se qui la vite è cosa antica, che risale agli Etruschi, un motivo ci sarà. A Riparbella, tra Volterra e il mare a sud di Livorno, il microclima è creato dal sole, le brezze marine e dalla macchia mediterranea che ancora dice la sua. I suoli sono compositi e ricchi di minerali, l'ambiente sembra ideale per la viticoltura.

È quanto hanno pensato Amineh Pakravan e suo marito quando hanno scoperto questa zona e hanno deciso di dedicarsi alla  produzione di vino. Agli inizi degli anni Duemila hanno iniziato l'impianto di nuovi vigneti, poi costruito la cantina e, negli anni, hanno affiancato al sangiovese i vitigni bordolesi-bolgheresi, che hanno dimostrato di adattarsi perfettamente a questo terroir. Non paghi dei risultati ottenuti con i vini rossi, i coniugi Pakravan-Papi hanno deciso di ritagliarsi uno spazio anche per le uve bianche, identificando terreni adatti allo chardonnay, altri al riesling per puntare poi sulla malvasia toscana.

Un percorso che ancora continua, alla ricerca del miglior equilibrio possibile tra uve e territorio.

Abbastanza ampia la gamma, con 5 rossi e 3 bianchi, seguiti dalle sapienti mani dell'enologa Graziana Grassini.

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