Amato Inferno

di Francesco Annibali 20/03/17
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Amato Inferno

La Valtellina del vino è purezza aromatica innata. Nessun dubbio sul fatto che si tratti di uno dei più rilevanti terroir italici. Qui, sul versante che guarda a sud di questa valle di montagna posta in direzione est-ovest, il chiavennasca, ovvero il nebbiolo locale, riesce a tramutare in vino la luce e le rocce dalle quali spuntano le viti. Rocce talmente dure e compatte da accumulare il calore e scaldare il cru Inferno, così chiamato per la temperatura del suo particolare microclima, che restituisce i Valtellina più disponibili e comunicativi.

Rainoldi modella la riserva qui ottenuta attraverso il legno piccolo, ma anche gli appassionati di nebbiolo più intransigenti possono stare tranquilli: il carattere del vino non solo non è né coperto né irrigidito, ma sembra addirittura esaltato. A conferma che, quando si parla di rapporto tra vitigni e legno, è sempre molto difficile - se non impossibile - generalizzare.

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