Rossi laziali oltre l’autoctono

di Redazione 01/06/21
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Vigneto Val di Comino

Proponiamo due rossi poco noti, uno della Doc Atina e l’altro della recentissima Doc Roma: due modi diversi di interpretare il territorio laziale.

La regione Lazio, dal punto di vista dei vini rossi, fino a non molti anni fa incentrava la sua produzione soprattutto su sangiovese, cesanese e montepulciano, con concessioni al nero buono e al merlot (essenzialmente portato dai coloni veneti all’inizio del secolo scorso). Da qualche anno sono state introdotte varietà internazionali: dai cabernet (sia sauvignon che franc) fino alla grenache e al syrah (questi ultimi soprattutto nel viterbese).

I due vini che presentiamo oggi sono figli di questa cultura. Il primo è prodotto nel frusinate, e precisamente nella Valle di Comino (zona sudorientale del Lazio), ed è un Atina Doc, una denominazione che esalta proprio il blend di vitigni internazionali sia nel Rosso che nella Riserva. Sarebbe sbagliato pensare, però, che in questo caso si tratta di tentativi moderni di piegare un territorio al gusto estero: nel XIX secolo Pasquale Visocchi, insigne agronomo di Atina, introdusse numerose varietà francesi sia a bacca bianche che a bacca rossa che trasformarono profondamente la base ampelografica dell’area. 

Il secondo vino, invece, è etichettato come Roma Doc, una denominazione recente che è stata accusata da molti di essere una pura leva di marketing per sfruttare il nome della Capitale. Potrebbe essere vero, se non fosse che nella zona intorno Roma i disciplinari (quelli dei Castelli Romani) non prevedono tipologie di vini rossi da vitigni internazionali. Piuttosto che stravolgere denominazioni storiche si è preferito affidare questo compito a una Doc nuova.

Ma veniamo ai nostri due vini. Il primo, come detto, è prodotto nel cuore della Val Comino. L’azienda Cominium è a conduzione familiare e i due fratelli Armando e Maria Pinto guidano con passione questa giovane realtà dalla qualità sorprendente. Sono tra i fautori del recupero del vitigno autoctono maturano, iscritto nel Registro nazionale delle varietà di vite nel 2010. Coadiuvati dalla mano esperta dell’enologo Roberto Mazzer, la famiglia Pinto in poco tempo ha trovato il suo posto tra le eccellenze vinicole della regione. 

Quella di Capizucchi un’azienda giovane, nata in quella che fu un’antica tenuta agricola seicentesca. Si trova proprio davanti al Santuario del Divino Amore, sulla via Ardeatina, ed è uno dei rari vigneti situati nel comune di Roma. Se ne occupa il giovanissimo Dario Diana, con la collaborazione di un enologo molto esperto, Lorenzo Costantini. Per ora la produzione è minima, ma crescerà sensibilmente con l’entrata in produzione di altri vigneti nei prossimi anni. 

Atina Satur 2018 Cominium  

91 j € 12,00 

Da uve cabernet sauvignon e merlot. Matura 14 mesi in botte grande. Rubino al colore. Al naso profuma di frutta fresca, ribes nero e note floreali. In bocca ha buon corpo ma anche grande agilità, è scattante, succoso, lungo e di piacevole freschezza. 
 

Roma Rosso Mater Divini Amoris 2017 Capizucchi

91 j € 12,00 

Da uve montepulciano 65% e cabernet sauvignon 35%. Matura in barrique di terzo passaggio per almeno 6 mesi. Rubino scuro al colore. Naso balsamico e speziato, frutta rossa matura, visciole e sottobosco. In bocca è agile e morbido, dal tannino integrato e il finale succoso e speziato.  

 

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