Radiografia del trebbiano spoletino

di Riccardo Viscardi 28/06/17
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Radiografia del trebbiano spoletino

Vitigno umbro ancora poco diffuso, il trebbiano spoletino si differenzia notevolmente sia da quello toscano che da quello abruzzese, ma è ancora in cerca della sua strada.

Chi conosce il trebbiano spoletino? È un'uva a bacca bianca che negli ultimi anni sta prendendo piede in Umbria grazie ad alcune caratteristiche organolettiche decisamente interessanti. Delle sue origini non si sa molto e in attesa di conferme tramite analisi del Dna, non mi avventuro nella questione che tanto affascina taluni colleghi. A livello organolettico non ha nulla a che vedere con i trebbiani toscani, genericamente abbastanza neutri, ed è anche molto diverso dai trebbiani abruzzesi che tanta fortuna hanno portato a Valentini e Masciarelli.

A inizio Giugno in quel di Spoleto c’è stata la prima manifestazione organica dedicata al trebbiano spoletino, con un paio di seminari che hanno provato a fare la quadra di questo interessante vitigno e del vino che ne deriva, in quanto sempre più produttori lo vinificano in purezza.

Le caratteristiche principali del vitigno, secondo quanto riportato da vari produttori, sono queste: una maturazione tardiva (si parla di ottobre anche inoltrato), una resa medio bassa, una notevole resistenza alle malattie, un'acidità molto elevata anche a maturazione e un profilo olfattivo piuttosto intenso. Su questo aspetto non tutti concordano, ma ritengo che sull'argomento pesino più le propensioni colturali e di approccio metodologico del produttore che studi sui precursori aromatici presenti nel vitigno, studi che non sono stati ancora eseguiti.

In degustazione avevamo 23 aziende collocate su un territorio piuttosto vasto, a grandi linee da Spoleto fin oltre Montefalco verso nord. Dobbiamo dire che la superficie dedicata al vitigno è in crescita ma per ora si attesta solo su 60 ettari totali. Una quantità esigua che fa di questo vino una particolarità e non un vino che possa fare massa critica sul mercato. Un vino di nicchia appunto, che per molti produttori è un completamento di linea. Gli sforzi però sono molti e ciò rende roseo il suo futuro.

Abbiamo assaggiato circa 50 campioni provenienti dalle annate 2015 e 2016. Le osservazioni principali sono due: i vini reggono bene l’anno in più in bottiglia, anzi spesso diventano più complessi e con un impianto olfattivo e gustativo molto particolare con toni affumicati e complessi su note di anice e un balsamico importante. L’altra osservazione è meno positiva e riguarda i produttori. Non troviamo un minimo comune denominatore che possa portare al consumatore finale un concetto chiaro sulla tipologia di vino che ci si deve aspettare dallo spoletino. Sembra quasi una corsa assolutamente individuale verso l’affermazione di sé senza un concetto comune né una idea chiara del percorso da seguire.

Insomma c’è tanta confusione, con una grossa fetta di produttori "fulminati sulla via dell’orange wine" con acidità volatili fuori controllo e macerazioni troppo ossidative e avvilenti per il vitigno che perde identità. Purtroppo questa tendenza è cavalcata da alcuni opinionisti locali che vanno di moda e quindi i produttori sono confusi. Ringrazio Antonio Boco, grande conoscitore dei vini umbri, per la sintonia con la quale giudica questo problema che potrebbe uccidere lo spoletino prima ancora che nasca.

Di seguito i migliori assaggi di questo vino veramente interessantissimo quando non piegato a logiche autoreferenziali.

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