Pecorino, non formaggio ma vino

di Daniele Cernilli 14/09/16
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Pecorino, non formaggio ma vino

Il nome evoca uno tra i formaggi più amati dagli italiani, ma stavolta non si tratta di questo ma di un vino bianco che prende il nome dall’omonimo vitigno di origine. Che rapporto ci sia fra il formaggio e quell’uva è oggetto di molte illazioni. La più attendibile sta nel fatto che il pecorino vitigno si coltiva prevalentemente nelle Marche, e sembra davvero che l’origine più antica sia ad Arquata del Tronto, proprio una delle località colpite dal recente tragico terremoto, poi in Abruzzo, regioni storicamente coinvolte nella transumanza delle greggi.

Oggi i vini che derivano da quella tipologia di uva stanno ottenendo un grande successo, tanto che dal 2011 ad Offida, in provincia di Ascoli Piceno, è stata concessa addirittura la Docg. Si tratta di bianchi profumati, corposi e ben sostenuti da una gagliarda acidità, che facilita decisamente la bevibilità e dà loro un tocco di eleganza molto particolare. In alcuni casi, come nel Pecorino di Ofena Frontone di Luigi Cataldi Madonna, in pieno Parco della Majella, i profumi si esprimono con tonalità esotiche, di frutto della passione e di mango. In altre espressioni, come in quelle degli Offida Pecorino Ciprea di San Savino e Villa Angela di Velenosi, entrambi  ascolani, prevalgono note agrumate e strutture un po’ più morbide. In ognuno di loro però si trovano caratteristiche molto personali, che valorizzano un vitigno autoctono dal nome curioso ma dal valore qualitativo notevolissimo.

Tutti i Pecorino costano in enoteca dai 10 ai 25 euro, vanno serviti tra gli 8 e i 10° e abbinati preferibilmente con crostacei e frutti di mare.

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