Il mio Bordeaux, introduzione

di Vinogodi 06/02/20
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Città del vino Bordeaux

Vinogodi ci regala, in diverse puntate, la sua visione – frutto di continue degustazioni - dei grandi Bordeaux, divisi per decenni fino a retrocedere all’inizio del secolo scorso.

La regione dove si producono i vini che vengono chiamati con espressione generica “Bordeaux” si divide in dieci zone: Médoc, Graves, Sauterne e Barsac, Côte de Fronsac, Côte de Bourg, Cérons, Pomerol, Saint Emilion, Côte de Blaye e Entre Deux Mers.

Premetto: non parlerò dei grandi vini dolci di Sauterne e Barsac né dei vini bianchi (alcuni eccellenti), ma mi limiterò ai vini rossi, i “grandissimi” vini rossi di Bordeaux delle aree viticole più importanti e prestigiose. Inoltre, fiumi d’inchiostro sono già stati versati per narrarne le epiche gesta, quindi ometterò descrizioni ormai superflue per focalizzarmi su brevi note essenziali.

I giudizi strettamente personali che leggerete, non sono “relativizzati” alla tipologia, ma con la pretesa di avere valori significativi indipendentemente dalla categoria di appartenenza, in quanto gioielli assoluti dell’enologia mondiale.

Per tanti appassionati di oggi, Bordeaux è semplicemente demodé: la “stoffa salda”, la tensione acido tannica, la capacità di invecchiamento quasi infinita con anni di invecchiamento necessari per ottenere le emozioni che l’hanno consegnato alla storia come un’icona enologica, tutto ciò comporta nell’appassionato moderno, in una società del “tutto e subito”, orientarsi verso altre tipologie. Ma Bordeaux riesce a dare, quando opportunamente terziarizzato da anni di riposo in bottiglia, emozioni forse uniche. Sono nato e cresciuto con i vini di questa zona, tanto da farmene un’ossessione in adolescenza e post adolescenza, spinto dal nonno “Bordofilo e Nebbiolofilo” incallito, così come il palato personale si è “corrotto” da migliaia di bevute delle bottiglie ereditate, alcune ultracentenarie... ormai solo un ricordo indelebile di vertici mai più raggiunti da nessun altro vino (se non antichi Monfortino o Riserve centenarie di Brunello di Montalcino di Biondi Santi).

Bordeaux ha fatto la storia del vino tanto da essere, all’estero, la città più famosa e conosciuta dopo Parigi. È la maggiore zona vinicola di Francia con 53 Aoc e 115.000 ettari coltivati a vite. La sua storia si perde nel tempo, già ai tempi dell’Impero Romano esistevano testimonianze dell’eccellenza della sua produzione. Ma è dall’epoca dell’occupazione inglese dell’Aquitania, nel XII secolo, che l’impulso alla viticultura decollò definitivamente. Dal XVI secolo Bordeaux ha ormai consolidato il ruolo guida di regione vitivinicola mondiale, addirittura imponendo la misura dei contenitori di invecchiamento (botti) come unità di misura standard per il commercio dei vini in tutta Europa. 

Alta borghesia e nobiltà si contendevano le migliori partite delle aree più vocate, tanto da creare i presupposti della prima classificazione qualitativa mondiale, quella del 1855, sotto Napoleone III, che coincise con l’esposizione Universale di Parigi, classificazione che stabiliva una piramide gerarchica di merito molto particolare (a decrescere, da Premier Cru Classé a Cinquième Cru Classé) nella zona di Rive Gauche del fiume Garonna (Médoc e Graves ), dove il vertice, Premier Cru, coincideva con i migliori prezzi dei vini spuntati sul mercato, ormai maturo per valutare compiutamente il valore di questi vini. Classificazione “quasi” immutata ad oggi. La Rive Droite (Libournais con i celeberrimi Pomerol e Saint Emilion) non meno importante, ha una classificazione diversa e “modulata”, in base anche all’evoluzione tecnico-qualitativa dei vari produttori. La Rive Droite ha storia relativamente più recente della Rive Gauche, il che giustifica il diverso approccio a una classificazione statica e consolidata nei secoli. 

Ciò che accomuna i vini di Bordeaux, delle varie classificazioni, sono la tipologia di uve (cabernet sauvignon, cabernet franc, merlot, petit verdot e, ormai raramente, malbec) e la cultura dell’assemblaggio, che permette, con uve che maturano in diversi periodi, di modulare al meglio la miscela a seconda delle caratteristiche dell’annata, per creare caratteristiche qualitative molto costanti, fondamentali per un mercato disposto a pagare cifre considerevoli all’acquisto. Inoltre, è la capacità quasi innaturale di invecchiare, come vedremo dalle sessioni di assaggio effettuate, chiaramente nell’arco di qualche anno. 

Quella degli articoli che seguiranno è una sintesi degli assaggi migliori e più caratterizzanti le varie tipologie, limitandoci a quelle più prestigiose, dove la variabile primaria presa in considerazione è l’età dei vini assaggiati divisi per decenni. Premetto che per godere appieno delle caratteristiche di un grande Bordeaux, la sua articolazione, la sua complessità e il suo arcobaleno di sensazioni, è necessario munirsi di grande pazienza e attendere anni. Per questo i vini più giovani proposti sono di almeno 20 anni, età dove la maggior parte dei vini mondiali, salvo eccezioni, ha irrimediabilmente imboccato la via della decadenza sensoriale.

PS: In Rive Gauche, il vitigno predominante è il cabernet sauvignon, particolare che permette di comprenderne la longevità straordinaria. In Rive Droite, soprattutto Pomerol, il vitigno più rappresentato è il merlot, da qui la caratteristica di maggiore “prontezza” per i vini di quest’area.

PS: mi dispiace non avere foto degli assaggi relativi a bottiglie di fine Ottocento, bevute in età post adolescenziale con scarsissima dimestichezza personale verso il bere alto consapevole e scarso senso della condivisione fotografica e comunicativa (se non quella, fisica, degli amici golosi presenti).

Nella foto di apertura, la città del vino di Bordeaux.





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