Brunello in altura. Moda o esigenza?

di Riccardo Viscardi 06/10/21
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Montalcino vigneti in altura Poggio Salvi

Negli ultimi anni il dibattito sul cambiamento climatico è tra i più gettonati; nel nostro mondo di appassionati diventa centrale il confronto sui vigneti. 

Le gerarchie dei vigneti sono cambiate in funzione delle nuove condizioni? Si tende ad affermare che i vigneti migliori sono quelli più in alto perche più freschi e con meno possibilità di cotture grazie ai loro ritardi di maturazione. 

Come tutte le soluzioni semplici, immediate e intuitive anche questa è errata, in quanto la situazione è molto più complessa, soprattutto se la si colloca in una realtà viticola importante come Montalcino. Il sangiovese con i nuovi cloni introdotti negli anni Novanta e successivi ha una finestra di maturazione che dura circa 6 mesi. Il periodo che va dall’inizio della invaiatura alla vendemmia cambia molto in funzione della zona considerata portando nelle annate più difficili o fredde a variazioni quasi di un mese tra le zone più calde e quelle classicamente più fredde. 

Quello che più va sottolineato è che purtroppo non è tanto la differenza di temperatura a creare problemi ma il cambiamento del regime delle piogge. A Montalcino, se si fa il profilo annuale delle piogge quello che è cambiato molto non è tanto la quantità totale annuale ma la distribuzione delle stesse e questo per la viticultura ha creato non pochi problemi. In definitiva piove sbagliato per le viti. Spesso mancano le piogge agostane, quelle del dopo ferragosto, talvolta mancano quelle primaverili che aiutavano la spinta delle piante e davano una riserva idrica tanto utile. 

Basta considerare questa variabile per comprendere che il problema non si risolve con l’altitudine, anzi se i terreni sono drenanti più sei in alto e battuto dal vento maggiormente il problema si acuisce. Le piante dal caldo si difendono chiudendo gli stomi, minimizzando l’evaporazione e aspettano tempi migliori; ma se non c’è acqua il problema è ben più grave

Il viticoltore che studia e si aggiorna ha comunque tecniche colturali che gli permettono di affrontare queste situazioni grazie a oculati interventi gestionali del terreno, cambiando quella tradizione che in questi casi si rivela nefasta perché basata su problemi diversi. Anche la gestione dell’apparato fogliare aiuta molto, soprattutto verso e dopo l’invaiatura. Quindi ritengo che non ci sia un capovolgimento nella qualità dei vigneti ma un’esaltazione delle qualità dei vignaioli nel gestire meglio la vigna

Inoltre la capacità di gestione delle uve in cantina fa ancora una differenza ben maggiore del cambiamento climatico. Nelle ultime annate calde 2012, 2011 estrema, 2007 le differenze le hanno fatte gli uomini più che la posizione dei vigneti. 

La riflessione avverrà sui nuovi impianti dove avremo un diverso utilizzo di portainnesti preferendo quelli più propensi alla crescita verticale anche se esuberanti, e anche la scelta dei cloni sarà indirizzata verso quelli che meglio sopportano la siccità. Probabilmente, ma a Montalcino non si è mai esagerato, si ragionerà sulla fittezza degli impianti. 

Nuove idee si fanno strada, come quella di sapere quanta acqua serve ad ogni grappolo per maturare a seconda della posizione del vigneto, a questo punto se il grappolo è uno o il quarto per pianta pare che faccia una grande differenza per la qualità. Ma su questo siamo alle sperimentazioni di pochissimi. 

Nelle grandi annate come la 2016 le gerarchie dei vigneti sono quelle consolidate da anni, segno che per ora vale ancora più la mano, meglio dire la testa, dell’uomo che altri fattori per fare la differenza. 

Di seguito alcuni Brunelli 2016 fatti in altura, che mostrano caratteristiche peculiari e coerenti con la posizione di nascita, ma che – pur essendo di ottima qualità - non hanno trovato spazio nella Guida Essenziale 2022. Quattro sono al nuovo livello di altura, due provengono da vigneti considerati alti una volta e ora invece normali.
 

Brunello di Montalcino 2016 Costanti

96/100 - € 90

Il Brunello di Costanti, azienda storica del territorio, negli anni 80 del secolo scorso era considerato di zona alta mentre ora viene percepito come una giacitura normale. La differenza sostanziale con gli altri Brunello ”d’altura” è la trama gustativa che risulta più fitta e serrata e permette al tannino, sebbene giovanile, di risultare meno scalpitante. La sapidità è minore e la progressione risulta più muscolare e senza cessioni. Il vino è comunque elegante e salino con un olfatto tradizionale e fresco ma più su frutto rosso maturo e spezie gialle, con la solidità tipica del genius loci ilcinese.

Da uve sangiovese, matura 48 mesi di cui 18 in tonneau e 18 in botte di rovere di Slavonia e 12 in bottiglia.
 

Brunello di Montalcino 2016 Casisano 

95/100 - € 45

Questo Brunello della famiglia Tommasi arriva dal crinale che porta a Castelnuovo dell’Abate partendo dal passo del Lume Spento. 

Rubino brillante, un olfatto intenso classico su frutto giallo, spezie verdi e un nitido sottobosco. La trama è abbastanza fitta con tannini scalpitanti ma di ottima fattura. La progressione è giovanile e saporita ed il finale leggiadro ma saporito e molto intenso. Un vino che gioca sul tannino più che sull’acidità.

Da uve sangiovese, matura 3 anni in botte di rovere di Slavonia da 60 hl e minimo 6 in bottiglia.
 

Brunello di Montalcino Pomona 2016 Villa Poggio Salvi

94/100 - € 60

Siamo nella parte occidentale del crinale nord che porta verso Castiglion del Bosco. 

Di colore rubino classico, questo Brunello ha un olfatto variegato tra ciliegie fresche, note balsamiche di bosco invernale e erbe officinali. La trama gustativa è media con tannini levigati, una progressione elegante e senza scossoni. Il finale è saporito e persistente ma leggiadro.

Da uve sangiovese, matura 30 mesi in botte di rovere di Slavonia da 30 hl e minimo 4 in bottiglia.
 

Brunello di Montalcino 2016 Le Potazzine

94/100 - € 76

Sul medesimo versante del precedente, questa azienda è un riferimento per i Brunello di quota alta da vari anni. 

Rubino leggermente granato. Olfatto complesso con erbe officinali, frutta rossa e spezie anche scure. Trama gustativa elegante con tannini raffinati, una bella progressione saporita e il finale che richiama le note più fresche olfattive. Persistente, elegante e fresco.

Da uve sangiovese, matura 40 mesi in botte di rovere di Slavonia da 30-50. Non filtrato.
 

Brunello di Montalcino 2016 Beatesca

94/100 - € 70

Una piccola azienda intorno con i vigneti sui 400/450 metri nella parte alta quindi dei Canalicchi, zona nordica di Montalcino. Nel 2016 ha prodotto il suo miglior Brunello di sempre. Un tempo era giacitura alta per gli standard ilcinesi ora invece è molto interessante. 

Rubino intenso. Olfatto sul frutto maturo di more e marasche una speziatura gialla. La trama gustativa sebbene elegante risulta fitta e con una progressione succosa più che agile, il finale è intenso e saporito.

Da uve sangiovese, matura 2 anni in tonneau per il 50% nuove e affina in bottiglia altri 2 anni.
 

Brunello di Montalcino Il Colle del Fante 2016 Ventolaio

94/100 - € 60

Siamo lungo il crinale che dal passo del Lume Spento ci porta verso Castelnuovo dell’Abate, un luogo affascinante e selvaggio. 

Rubino scarico leggermente granato, olfatto su frutta gialla e bianca, con tocchi di ciliegie, spezie fresche e cenni di tabacco. Trama gustativa eterea e tannini risolti trovano conforto nella sapidità spiccata. La progressione è elegante, saporita, quasi rarefatta ma il finale è decisamente persistente.

Da uve sangiovese, matura in botte grande e tonneau, quindi affina in bottiglia.





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