L’insolito piantagrane di Giampaolo Tabarrini

di Livia Belardelli 30/05/17
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L’insolito piantagrane di Giampaolo Tabarrini

Dopo qualche anno di sperimentazione esce sul mercato il Piantagrero da uva grero, varietà rossa autoctona del territorio ormai praticamente dimenticata, riscoperta da Giampaolo Tabarrini. Tanto frutto e grande freschezza.

È un appuntamento fisso quello a Montefalco da Tabarrini. Mettere piede ogni anno in quest’accogliente azienda è sempre un gran piacere. Ogni volta con un travolgente Giampaolo nel pieno di un nuovo progetto e ogni volta, se è possibile, con un entusiasmo ancora maggiore di quello della volta precedente. Ormai la cantina sta assumendo dimensioni ciclopiche, con infilate di volte e nicchie pronte ad ospitare valanghe di bottiglie sue e non solo. Ci sarà spazio anche per le bottiglie degli amici, per la condivisione e per quello spirito ospitale che caratterizza l’impetuoso Gianpaolo.

Ma la vera novità di quest’anno è un’altra. È l’uscita,  dopo qualche anno di sperimentazione, del suo Piantagrero. Suona un po’ come piantagrane e Giampaolo lo sa. Proprio per questo, forse, ha scelto questo nome.

Durante un finto light lunch– nell’ordine formaggi e salumi che da soli erano sufficienti a sfamare un esercito, primo, secondo, dolce – Gianpaolo mi racconta che finalmente il suo grero è pronto al debutto. Anteprima in occasione di Vinitaly 2017, quando le prime tre annate, già tutte pre-assegnate, fanno capolino sul mercato.

La storia del grero e di Giampaolo comincia casualmente nel 2007 quando, senza sapere di cosa si trattasse, ne trova una pianta nella casa di vacanza in Umbria di una signora romana. È tanto che non viene potata e Giampaolo decide di occuparsi del lavoro e di portare parte delle potature in laboratorio per avere l’RNA e capire da un punto di vista ampelografico di che cosa si tratti. I risultati rivelano che si tratta di grero, varietà autoctona del territorio ormai praticamente dimenticata. Reperita tutta la documentazione sul vitigno, Giampaolo ne scopre le caratteristiche naturali, il portamento della pianta, la forma della foglia e del legno, la forma e la dimensione del grappolo. Ma nulla a livello organolettico.

Inutile esplicitare il seguito. Mezzo ettaro di grero piantato – che diventa poi un ettaro intero – e la pazienza di aspettare 6 anni, fino al 2013, quando l’uva arriva alla sua prima vendemmia. Così si rivela il grero a livello organolettico: un’uva diversa da tutte le altre, senza parametri di riferimento con cui confrontarla. È una varietà tardiva ma il suo tenore alcolico è bassissimo. Ha acidità alta diversamente dagli standard regionali e un ph molto basso. La carica antocianica è notevole, il suo colore viola e impenetrabile è in grado di “dipingere” il bicchiere. Tannini “non pervenuti”, tanto frutto e grande freschezza. Sulla sua longevitàè ancora presto per fare pronostici ma la 2013 – l’annata più vecchia – mantiene per ora una grande giovinezza.

Ecco in anteprima gli assaggi delle 3 annate in bottiglia.

Tabarrini 
Titolare : Giampaolo Tabarrini
Frazione Turrita
06036 Montefalco (PG)
Tel. +39 0742 379351
info@tabarrini.com
www.tabarrini.com
Facebook : tabarrinimontefalco
Anno di fondazione : 1996
Totale Bottiglie Prodotte : 70.000
Ettari di Vigneto : 18

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