Fontalloro: il genio saggio (1)

di Daniele Cernilli 30/05/18
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Ffelsina Giovanni Poggiali e Giuseppe Mazzocolin Fontalloro

Il 1983 segna la nascita del Fontalloro di Felsina, un grande rosso da sole uve sangiovese, sulla scia dei cosiddetti Supertuscan.

Quando uscì la prima annata, quella del 1983, sono stato fra i primissimi ad assaggiarla. Ce l’aveva in mescita Sergio Ceccarelli che aveva aperto da un paio d’anni la sua enoteca Il Goccetto, in via dei Banchi Vecchi, nel cuore antico di Roma, e me la fece assaggiare. “È il rosso nuovo di Felsina, sai quella cantina appena fuori dal centro abitato di Castelnuovo Berardenga? A me piace un sacco. È uno di quelli che chiamano Supertuscan, ma mi sembra un Chianti Classico molto buono”.

In effetti quello era il momento nel quale nascevano quei vini, i cosiddetti Supertuscan (la definizione la inventò James Suckling, allora enfant prodige della redazione di Wine Spectator), cioè quei vini “non Doc” che non rispettavano un disciplinare preciso, ma che erano sperimentali e ottimi al tempo stesso.

I primi furono, come ricorderete, il Sassicaia e il Tignanello, poi c’era il Vigorello di San Felice, il Sangioveto di Monsanto, e dopo ancora Le Pergole Torte di Montevertine, il Coltassala di Volpaia e I Sodi di San Nicolò di Castellare, tanto per citare i più noti. Nel 1981 nacquero il Flaccianello di Fontodi e il Concerto di Fonterutoli, subito dopo ecco la volta del Fontalloro. Da uve sangiovese in purezza, cosa che all’epoca precludeva la possibilità di etichettarlo come Chianti Classico. Etichetta riadattata da Paolo Guardenti su un progetto grafico iniziale di Silvio Coppola, famosissimo designer dell’epoca, che aveva già realizzato quelle del Chianti Classico Berardenga, oltre che del Tignanello e di diversi vini dei Ceretto di Alba.

La proprietà era, ed è tuttora, della famiglia Poggiali, ma alla testa della cantina c’era un giovane professore di lettere folgorato sulla via del vino, genero del patriarca Domenico, Giuseppe Mazzocolin. La consulenza tecnica venne affidata a un altrettanto allora giovanissimo enologo di belle speranze, quel Franco Bernabei che oggi è una delle star fra i winemaker nostrani, ma che iniziò il suo cursus honorum proprio a Felsina più di trent’anni fa. Vigneti a Castelnuovo Berardenga, in parte nell’area del Chianti Classico e in parte in quella del Chianti dei Colli Senesi, altra ragione che impediva l’accesso a una denominazione specifica. Contemporaneamente al Fontalloro, che prese il nome da un toponimo della zona, nacque anche il Chianti Classico Riserva Rancia, che uscì per la prima volta con lo stesso millesimo, l’83, ma un anno dopo.

Passati alcuni anni Felsina si “allargò” con l’acquisto prima del Castello di Farnetella, verso Sinalunga, quindi in area completamente senese a al di fuori del Chianti Classico, poi, nel 1995, con la vicina tenuta di Pagliarese. Attualmente gli ettari vitati sono poco meno di cento e la produzione totale sfiora il mezzo milione di bottiglie.

Da allora di tempo ne è passato, ma il Fontalloro è sempre rimasto fedele a se stesso. Un grande rosso da uve sangiovese, fatto maturare in barrique nuove per un terzo, ma soprattutto un vino territoriale e inconfondibile, con dei profumi che ricordano spesso la terra bagnata e il sottobosco e che raccontano quelle colline argillose, sabbiose e galestrose, quei paesaggi luminosi, attraverso un vino di grande carattere, che da giovane può essere difficile e spigoloso, tannico come un Barolo, ma che nel tempo si placa e si distende, come un genio saggio. E il tempo non riesce a spaventarlo.

Nessuna delle annate assaggiate qui di seguito presentava note palesemente ossidative, nascondeva i profumi primari con sentori troppo virati su liquirizia o, peggio, glutammato. Anzi, più andavo in profondità, con assaggi e con i ricordi di quei vini nella loro giovinezza, più era possibile cogliere una coerenza stilistica e una straordinaria capacità di evoluzione negli anni, senza mai perdere i caratteri originari. Non sono molti i vini, al mondo dico, che possono esprimersi così. Lo vedremo domani nel dettaglio della degustazione.

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