Arshura Valter Mattoni. La roccia in versione liquida (1)

di Francesco Annibali 06/06/18
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Arshura Valter Mattoni. La roccia in versione liquida (1)

Valter Mattoni è un produttore "fai da te", super appassionato, che si è dato alla vigna travolto dalla passione.

C’era una volta Piceni Invisibili, un'associazione promozionale che riuniva una buona parte dei migliori piccoli produttori di vino del Piceno. Erano gli inizi dei Duemila e tra i soci c’erano aziende del calibro delle Caniette, Maria Pia Castelli, Aurora, Ciù Ciù, che allora faceva poche migliaia di bottiglie. Il ruolo di faro produttivo e soprattutto mediatico era svolto da Marco Casolanetti dell’Oasi degli Angeli, l’azienda del superdivisivo Kurni.

Un'associazione che da un punto di vista operativo ebbe vita breve, in quanto non riuscì ad inserirsi nell’onda montante dei vini naturali di fine Duemila – inizio anni Dieci, nonostante il background e i propositi fossero sovrapponibili, e i soci si dissolsero tra Cerea, Villa Favorita, Vini Veri & Co.Ma il "la" era stato dato, e se il Piceno ha conosciuto un'impennata qualitativa impressionante negli ultimi 20 anni, una buona parte di merito va fatta risalire agli artefici di quell'esperienza. Oggi l'associazione di fatto non esiste più, ma le aziende che la crearono non hanno minimamente indietreggiato nei risultati. Anzi.

Valter Mattoni era uno di loro, e alla pari di Marco Casolanetti all’interno del gruppo rappresentava un po’ la figura del super appassionato di vino che si era dato alla vigna travolto dalla passione. Con i lunghii capelli biondi e il fisico legnoso di chi è abituato alla fatica, Valter ti accoglie con la spontaneità di un vecchio amico.

"Io col Montepulciano di Valentini 30 anni fa facevo merenda all’Osteria dell’Arancio di Grottammare, con un piatto di salumi. Allora non costava tanto, non so nemmeno io quante bottiglie me ne sono bevuto", mi dice Valter "La Roccia", come è soprannominato dagli amici per la forza fisica e - dicono i bene informati - per la resistenza all’alcol. Nella sua piccola cantina di Castorano, nel cuore del Piceno vinicolo a due passi da Offida, ogni anno Valter sembra aggiungere un mattoncino alla qualità dei suoi vini, tirati purtroppo in quantità poco più che confidenziali.

Aiutato in cantina proprio da Marco Casolanetti dell’Oasi degli Angeli, che come consulente segue un protocollo di grande attenzione alla pulizia del profilo olfattivo, onde evitare le riduzioni del montepulciano, e alla maturità dell’uva, che qui da Valter però non viene mai fatta sovramaturare, con la conseguenza che i rossi non presentano alcun residuo zuccherino. In compenso le macerazioni sono prolungate, e arrivano anche a 25 giorni.

Valter ha una forte esperienza di vigna, dove fa da sé, "perché in vigna io ci sono nato, e a casa mia il vino è stato sempre prodotto, insieme all’olio e al maiale. Pensa che c’è un architetto di Milano che mangia solo la carne dei nostri maiali e tutti gli anni scende qui a comprarla".

L’azienda possiede alcuni piccoli appezzamenti che si trovano tutti a Castorano, in vigna ci sono un po’ di sangiovese, un po’ di grenache, molto trebbiano e molto montepulciano. Le vigne sono tutte vecchie e quindi piantate con una bassa densità per ettaro, come si faceva in zona prima degli anni Novanta, i terreni sono piuttosto sabbiosi, tutti inerbiti e la quantità di uva che viene portata in cantina è di circa 25-30 quintali ad ettaro.

DoctorWine: una resa per ettaro da Grand Cru di Borgogna.

Valter Mattoni: ah sì? Ma sai io a certe cose non faccio caso più di tanto. A me serve per stare tranquillo in cantina: quando lavori con questi quantitativi abbatti al minimo la variabilità delle annate. Ogni anno riesco a portare in cantina un'uva molto bella. Anche se in vigna mi devo fare un mazzo [Valter usa un altro termine ndr] che non ti dico.

DW: che cosa è l’Arshura?

VM: è il mio montepulciano in purezza. Come ti dicevo, porto in cantina solo uva top, poi durante l’affinamento (in barrique usate) insieme a Marco Casolanetti decido il taglio per fare l’Arshura.

DW: un nome evocativo.

VM: significa arsura in dialetto ascolano, ed è un'arsura in un sacco di sensi. Il desiderio che ti viene quando nasci in campagna senza santi in Paradiso e ti devi guadagnare tutto. È arsura di vino, di vita, di donne…

[A domani, per la seconda parte dell’intervista a Valter Mattoni e la verticale dell’Arshura].

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