Venissa, la storia rinasce

di Riccardo Viscardi 18/12/18
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vigneto chiuso Venissa

Un progetto di recupero del vigneto situato nell'orto chiuso della chiesa di S. Maria Assunta sull’isola di Mazzorbo ha portato alla nascita dei vini di Venissa.

La storia rinasce. I fratelli Bisol, dopo aver venduto la storica azienda di S. Stefano, hanno iniziato due nuovi progetti enologici molto interessanti. Il primo sui Colli Euganei con l’azienda Maeli e il secondo, molto affascinante tra impresa archeologica, rivalutazione di un territorio e impegno enologico, in quel di Venezia.

Questo  secondo progetto, decisamente molto particolare ed estremamente affascinante, si chiama Venissa e ha la sua sede strategica sull’isola di Mazzorbo, ma coinvolge anche le isole di Burano e di Torcello. Il progetto vede già operativo un wine resort e un albergo diffuso (Casa Burano) sull'isola omonima, il ristorante stellato Venissa, guidato dalle sapienti mani degli chef Francesco Brutto e Chiara Pavan, e l’Osteria contemporanea con i piatti della tradizione lagunare, che - sempre sotto la regia di Brutto - vede all'opera il giovanissimo e talentuoso chef Daniel Iori.

Ma ciò che per noi è più affascinante è il recupero del vigneto situato nel giardino della chiesa di S. Maria Assunta. Un tipico esempio di “vigna murata” (gli sbandierati clos francesi) di circa 2 ettari. All’interno di questo orto chiuso abbiamo anche la coltivazione di ortaggi per i due ristoranti e verrà restaurata la vecchia pescheria, infatti il mare è a solo 2-3 metri di profondità e rifluisce in una grande piscina naturale accanto alla vigna. Questa "commistione" con il mare per il vigneto ha rappresentato una grande sfida; una sfida vinta grazie all’uva dorona di Venezia recuperata all’interno della vigna stessa. Una varietà adattata storicamente al terreno salmastro e al clima tipico della città lagunare, per il quale spesso e volentieri durante i mesi invernali il vigneto rimane immerso nell'acqua alta.

La consulenza enologica è stata affidata a Roberto Cipresso, che in questo caso ha seguito i dettami dell’enologia tipica dei frati del tempo andato. Lieviti naturali, nessun controllo di temperatura e una leggera macerazione, cercando quindi di replicare il vino che si faceva in laguna e documentato fin dal 1200. Esiste anche un vino rosso ma non proviene da questo vigneto bensì dalla vicina isola di Santa Cristina, protetta da argini in terra. A questi due prodotti top si affianca un vino di più pronta beva: il Rosso Venusa, le cui uve provengono sempre da Santa Cristina, nonché una birra ambrata artigianale rifermentata in bottiglia con l’aggiunta dell'erba santonico, naturalmente coltivata nell'orto di Venissa.

Venissa 2014

Da uve dorona, macera 40 giorni sulle bucce in acciaio. Colore dorato carico brillante, mostra un olfatto nitido tra pesca nettarina, erbe medicinali, sensazioni iodate e un cenno di crosta pane. Fase gustativa progressiva di trama fitta mai stucchevole grazie al tocco salato che dà leggerezza al sorso, che confluisce in un finale molto mediterraneo e persistente. *Ne sono state prodotte 3.200 bottiglie da 0,500.

92/100

€ 140*

Rosso Venissa 2011

Da uve merlot e carmenère di un vigneto ultra cinquantenario, fermenta e matura in barrique per 12 mesi poi affina a lungo in bottiglia. Rubino intenso molto scuro e leggermente opaco. Olfatto nitido quasi esplosivo sul mirtillo, un tocco affumicato, sottobosco di foglie e grafite. Fase gustativa ricca e austera con un tannino presente ma molto educato e integrato, che dona progressione al sorso. Il finale risulta persistente e rilassato. *Ne sono state prodotte 4.000 bottiglie da 0,500.

93/100

€ 120*

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