La cantina Pizzolato scommette sui vitigni resistenti

di Sissi Baratella 30/04/20
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Pizzolato Piwi impianto barbatelle resistenti

“PIWI Experience” alla cantina veneta, dove la sperimentazione sui vitigni resistenti ha dato i suoi primi frutti con 2 rossi e 2 bianchi. 

Siamo a Villorba in provincia di Treviso. In questo territorio del Veneto orientale la famiglia Pizzolato si dedica alla coltivazione della terra da ben cinque generazioni; l’ingresso in azienda di Settimo Pizzolato, primi anni ’80, segna una svolta decisiva. Grazie alla sua lungimiranza e sensibilità, oggi, cantina Pizzolato, occupa un posto d’onore nel panorama della coltivazione biologica, dell’ecosostenibilità e dell’avanguardia in termini di tecnologia e sperimentazione. 

Dapprima abbandona le colture non sostenibili e converte tutta la proprietà a vigneto, poi sposa al 100% il biologico. Oggi Pizzolato produce circa 5 milioni di bottiglie, per lo più bollicine (è terra di Prosecco Doc), certificate bio, vegan friendly, dal basso contenuto in solfiti e distribuite in 25 paesi nel mondo (93% export, di cui 80% GDO specializzata bio). L’azienda, aperta al pubblico e dal 2016 con una sede rinnovata, è autosufficiente in termini di energia (la superficie del tetto è interamente ricoperta da pannelli solari), dispone di un bio depuratore per l’acqua che può quindi essere riciclata, e per finire la plastica, non essendo più utilizzata negli imballi, è diventata un ricordo lontano. In questo contesto, Pizzolato, vuole che i suoi vini mantengano un carattere quotidiano e nel concetto di sostenibilità non deve venir meno l’accessibilità nel prezzo per il consumatore. Infine, se è vero che l’occhio vuole la sua parte, qui trova appagamento, speciale lo studio di etichette e packaging eco-friendly ma dall’effetto “WOW” assicurato. 

La voglia di Settimo di rendere sempre più dinamica l’azienda non si arresta e nel 2016 vede luce un nuovo progetto. La sperimentazione PIWI ha inizio; poco più di 4 ettari vitati che sono entrati in produzione a partire dalla vendemmia 2019.

La parola PIWI sta per Pilzwiderstandfähig e si tratta di vitigni ibridi resistenti. Nuove varietà derivate dall’impollinazione di vitis vinifera e vite americana resistenti agli attacchi fungini. Simili ai loro “genitori”, ma con caratteristiche uniche e attitudini specifiche, costantemente oggetto di studio, la loro storia viene scritta vendemmia per vendemmia.

Non si tratta di organismi geneticamente modificati frutto di esperimenti fantascientifici, ma di impollinazione. Questo studio, che appartiene al presente, ben si inserisce nello scenario storico del, più o meno, naturale e necessario adattamento della vite negli anni dovuto ai cambiamenti climatici o all’avvento di nuove malattie. Ricordiamoci che, se non si fosse intervenuti con gli innesti, la viticoltura in Europa avrebbe cessato di esistere nel XIX secolo. 

Il dato da tenere a mente per capire la vera svolta di questa sperimentazione sta nella riduzione drastica del numero di trattamenti fitosanitari necessari. In un vigneto PIWI bio scendono da 10-12 a 3-4 interventi stagionali (in base all’andamento stagionale). Questo comporta: riduzione dell’inquinamento dell’aria (vedi CO2 emessa dai macchinari agricoli) e abbassamento dell’inquinamento di suolo e acque con particolare riferimento ai metalli pesanti (il rame, sebbene ammesso nel bio, è pur sempre un metallo). Per capire appieno l’importanza di questo ultimo punto immaginate, se già non è così, di vivere vicino a un vigneto e venire inquinati dalla deriva di prodotto. 

Il 2019 porta in Pizzolato le prime 4 etichette PIWI, 2 rossi e 2 bianchi. Primi risultati molto promettenti, trattandosi di un vigneto giovanissimo, e ricchi di identità, a modo loro evidentemente. Tra i rossi un novello, 100% macerazione carbonica, da uve merlot khorus, cabernet cortis e prior n (ovviamente terminato); il rosso Konti-ki dalle stesse uve, circa 3000 bottiglie; il bianco fermo e secco Huakai, circa 6000 bottiglie, da uva bronner, e infine il ColFondo Ho-Opa, rifermentato in bottiglia e non fitrato, da uve johanniter, uva ibrida bianca dall’acidità sostenuta che denota una certa attitudine alla spumantizzazione. Quest’ultimo e il novello meritano una riflessione. Trovo infatti molto divertente e all’avanguardia l’idea di questa loro duplice natura di vini capisaldi della tradizione contadina più verace, realizzati però con gli ibridi. 

La storia dunque è ancora tutta da scrivere, ma la domanda a me sorge spontanea… 

Se i vitigni PIWI dovessero, come immagino, essere il futuro della viticoltura, quale sarà il futuro delle varietà autoctone? 

“All’autoctono non si rinuncia. Il nostro obiettivo - a parlare è Sabrina Rodelli, responsabile marketing e braccio destro di Settimo Pizzolato - è quello di vedere resistenti un giorno anche vitigni autoctoni come la glera. Stiamo lavorando per ritrovarli in futuro fedeli a sé stessi ma con i risvolti che tanto ci incuriosiscono, e di cui abbiamo bisogno, delle varietà ibride. La sperimentazione va avanti”. 

Resistente quindi è la nuova sfida, che abbiamo l’onore di vivere in tempo reale. 

Ho degustato i vini, ma ho deciso di non dare punteggi in quanto prima produzione di un vigneto giovanissimo e senza termini di paragone. 

Ho’Opa PIWI frizzante Bianco Col Fondo Veneto Igt 2019 

€ 9,00

Da uve johanniter 100%. Acciaio e bottiglia. Paglierino intenso nel calice, limpido e con poco fondo. Profuma di pera alternata al lampone fresco. Il naso è molto dolce, supportato da profumi di fiori come gelsomino e ylang ylang. Il sorso però è secco in contrasto col naso e il finale teso ricorda la liquirizia. 

Bottiglie prodotte 4.000.

Huakai PIWI Bianco Veneto Igt 2019 

€ 9,00

Da uve bronner 100%. Acciaio, per il 10% fermenta in barrique. Paglierino con riflessi camomilla. Naso aromatico spinto con note di frutta gialla tropicale, vivacizzate da sentori erbacei quasi piccanti come peperone verde e foglia di pomodoro. Bocca in contrasto, secca, mediamente morbida. Interessante l’acidità con il supporto di sensazioni sapide. Finale pulito. 

Bottiglie prodotte 6.000.

Konti-Ki PIWI Rosso Veneto Igt 2019 

€ 9,00

Da uve merlot khorus, cabernet cortis, prior n. Acciaio, senza solfiti aggiunti. Rubino intenso dai riflessi purpurei. Al naso sentori floreali, rosa e giglio, e frutta: bacche rosse selvatiche, ma anche ciliegia e timido accenno più complesso alla prugna. In bocca sempre secco, più austero e teso. Si confermano le note fruttate. L’acidità è gradevole e necessaria, il finale semplice, pulito non invadente. 

Bottiglie prodotte 3.000.

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