Intervista a Simona Natale

di Annalucia Galeone 15/10/19
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Gianfranco Fino e Simona Natale

L’Es, il primitivo che alla sua uscita ha focalizzato l’attenzione di molti sulla Manduria, è figlio di Gianfranco Fino e Simona Natale.

È una testona, volitiva e profondamente passionale per sua definizione. Simona Natale è la compagna di vita e di vite di Gianfranco Fino, autore dell'Es, una delle migliori espressioni di Primitivo di Manduria, che in poco tempo ha scalato le classifiche mettendo d'accordo tutte le guide di settore e portando alla ribalta un territorio e un vitigno prima avvolti dall'anonimato. Simona è avvocato ed esperta di marketing territoriale nel comparto agroalimentare. Sposati dal 2002, hanno fondato l'azienda nel 2004, oggi conta 22 ettari di proprietà, 25000 bottiglie prodotte annualmente e una nuova cantina in costruzione in contrada Reni a Manduria. 

DoctorWine: Quando e come ti sei avvicinata al mondo del vino?

Simona Natale: Il vino mi è sempre piaciuto, all'università, a Bologna, ho più bevuto che studiato, è cultura, portatore di emotività e di emozioni. Gianfranco è un tipo eclettico, l'ho conosciuto nel 2000 durante un corso di vela, ho scoperto dopo del suo essere enologo e della collaborazione con Gino Veronelli. L'avventura imprenditoriale è iniziata con l'incoraggiamento di Gino, che lo ha spinto ad inseguire i propri sogni. Ricordo ancora l'occasione in cui mi ha parlato del suo desiderio, gli ho detto: “Vai avanti, io ti copro le spalle”. Per conto mio ho iniziato a ficcare il naso piano piano, nel 2006 ho fatto la mia prima vendemmia vestita in modo improbabile e con addosso gli occhi perplessi delle operaie. 

DW: Chi non lotta per qualcosa ha già comunque perso?

SN: Nulla si ottiene senza sacrifici, bisogna crederci, tanto ormai sei in corsa. I momenti di paura ci sono stati, ma sono una combattente, non ho mai pensato di fermarmi. Per incominciare abbiamo ipotecato la nostra casa, entrambi non avevamo terreni, il primo tino di fermentazione acquistato era a due tasche, allora l'uva era poca. Il percorso scelto mi ha fatto rinascere, mi dà forza. Preferisco essere io a lottare e proteggere mio marito e il mio team dalle negatività. Con il tempo ho smussato il mio carattere, ho imparato a lasciar perdere, ero più immediata, nessuna mosca passava davanti al mio naso. All'inizio Es ha sconvolto il panorama viticolo e vinicolo locale, amanti e non. 

DW: Come descrivi il tuo rapporto con Gianfranco?

SN: Io e lui siamo come Sandra e Raimondo, come Gianni e Pinotto. Ci confrontiamo sempre, diversi e complementari, laddove finisce uno inizia l'altro. Spesso ci siamo trovati davanti a un bivio e abbiamo fatto delle scelte apparentemente folli. Mi piace pensare che da lassù sia stato Gino a guidarci, purtroppo è scomparso senza aver assaggiato il nostro vino.

DW: La Puglia sta attraversando un periodo favorevole. Il Primitivo di Manduria era uno sconosciuto all'estero, oggi è riconoscibile come vitigno e individuabile come posizione geografica?

SN: Sì e no. Nei miei primi viaggi quando parlavo di Manduria non riuscivano a collocarla, il Salento è sempre stato più riconoscibile, ha più appeal come meta turistica ed enogastronomica. La situazione attuale è nettamente migliorata. L'individualismo è il male più grande di questa terra, la piccola cantina privata si scontra con la grande cantina sociale, seppure siano due volti della stessa medaglia.

DW: Come mai siete usciti dalla Doc?

SN. L'attenzione e la cura per le uve dev’essere maniacale. Non condividiamo la misura della resa per ettaro e l'ampiezza del territorio. Il mio sogno è vedere il Primitivo di Manduria produttivamente parlando impostato come il Brunello di Montalcino o come il Barolo. Vorrei rese più basse, per gli alberelli 90 quintali per ettaro sono tanti, e riportare la percentuale di uve da primitivo al 100% anziché l'attuale 85% con il 15% di uve da vitigni a bacca nera non aromatici. Il Primitivo dolce naturale Docg è importante, auspico una Docg da alberello 100% per la versione secca.

DW: Anticipazioni sulla nuova cantina?

SN: La nuova cantina dista pochi chilometri dal mare, ha le fattezze di una masseria storica, è circondata dai vigneti, è dotata di una barricaia ricavata da sette metri sotto terra, un'area per l'accoglienza e la degustazione. Nelle fondamenta abbiamo conservato oggetti dal grande valore simbolico regalati da amici e appassionati nel corso degli anni, un cavatappi, la scarpina di un neonato, due fedi ricordo di un amore ormai finito. La nostra nuova casa è annessa, ci trasferiremo appena sarà pronta, non vedo l'ora. La trafila per ottenere i permessi per la costruzione è stata lunga e complessa. Il dirimpettaio è il vignaiolo-giornalista Bruno Vespa. 

Es Red 2015 Salento Primitivo Igt

98/100 - 100 euro

Da uve 100% primitivo selezionate da alberelli vecchissimi. Matura 9 mesi in barrique e affina per tre anni e mezzo in bottiglia. Rosso rubino profondo. Regala al naso un bouquet intensissimo e complesso, frutta rossa matura, confettura, note speziate e boisé. Al sorso ha una eleganza sopraffina, è avvolgente e persistente, la trama tannica molto fine, il finale è sorprendentemente fresco e lunghissimo. Un vino affascinante che lascia una traccia indelebile.

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