Insolito Caprai: tra sostenibilità, visione globale e contadini 2.0

di Sissi Baratella 12/05/20
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Marco Caprai Arnaldo Caprai Cantina vini Umbria

Nota per aver reso famoso il Sagrantino in tutto il mondo, la Arnaldo Caprai destina il 40% della sua produzione ai vini bianchi.

Arnaldo Caprai, azienda umbra di Montefalco, che ha reso famoso il sagrantino in tutto il mondo e che grazie al sagrantino è famosa, destina circa il 40% della sua produzione ai vini bianchi. Diverse le varietà di vitigno bianco coltivate, tutte affrontate con l’approccio scientifico che caratterizza questa realtà. 

Due parole sul sagrantino sono doverose. Questa varietà negli ultimi anni è stata in grado di conquistare viticoltori di tutto il mondo, trovando importanti riscontri all’estero (nuovo mondo in particolare) iniziando a far “tremare la terra sotto i piedi” a varietà forti come lo shyraz (syrah) in Australia. 

Il successo di quest’uva è in buona parte da attribuire al tempo e alle energie che l’azienda Arnaldo Caprai le ha dedicato. Portando avanti il suo credo vitivinicolo della sostenibilità (concetto complesso costituito da tre attori diversi: fattore ambientale, economico e sociale) l’azienda si è occupata di: selezione clonale, scendendo sempre più nello specifico fino a studiare fenotipi da seme e non solo da gemma; zonazione polifenolica, per capirne la maturazione in condizioni climatico-ambientali diverse e quindi differenziare le epoche di vendemmia; e applicazione di moderne tecniche di gestione agronomica per monitorarne lo sviluppo vegetativo. Da più di trent’anni a portare avanti questo credo è Marco Caprai, con il supporto scientifico del team del professor Attilio Scienza dell’Università di Milano. 

In questo contesto di grande intimità con il territorio e con le sue uve autoctone, viene concesso largo spazio anche alle uve bianche. Dal punto di vista enologico, anch’esse affidate (così come le rosse) a un altro team d’eccellenza, quello del francese Michel Rolland. 

A mio avviso, caratteristica di questa azienda è possedere una notevole apertura mentale e approcciarsi alle cose con un punto di vista internazionale, senza troppi preconcetti. Attività stimolante che, oltre al grechetto, varietà storica, autoctona e interpretata in più versioni, ha fatto sì che trovassero spazio nella produzione di Caprai anche due vitigni internazionali, lo chardonnay e il sauvignon

Proposti al pubblico per la prima volta nelle vendemmie 2015 il primo e 2016 il secondo (solo dopo approvazione di monsieur Rolland) oggi sono ormai una certezza. Entrambi “vestiti” con abiti moderni, mi riferisco al tappo a vite, si inseriscono perfettamente nel credo della sostenibilità di Caprai. Del resto il tappo a vite è una certezza per il consumatore e sostenibile significa anche questo. 

La scelta delle varietà non nasce per caso. Ci troviamo in una regione del centro Italia il cui clima però è continentale. Sono presenti le escursioni termiche tra il giorno e la notte, così come l’alternanza delle stagioni. Precipitazioni non mancano, e i terreni sono per lo più costituiti da argille e sabbie. 

Il 2019, annata che è ora pronta per essere degustata, è anche l’anno che segna una svolta importante per l’azienda. Proprio nel 2019 Arnaldo Caprai sposa ufficialmente la certificazione Equalitas, un passo doveroso e inevitabile da parte di un’azienda che ha sempre creduto in questi principi e che già da prima aderiva a The New Green Evolution. A livello globale sta crescendo l’interesse di paesi stranieri, nonché importanti mercati per il vino italiano, nei confronti dell’approccio sostenibile delle aziende in viticoltura. Un impegno, ribadisco, non solo rispetto alla tutela dell’ambiente ma che tiene in considerazione anche l’aspetto economico e sociale. 

A rendere ammirevole la “ricetta” di Arnaldo Caprai nei confronti della viticoltura c’è anche il suo interesse nei confronti della tecnologia che è amica e fedele compagna in cantina ma anche nel vigneto. In un momento storico come questo, che ci ha portato a confrontarci con problematiche come la mancanza di mano d’opera straniera, il pensiero di Marco Caprai si muove subito in avanti. Non è solo una questione di coinvolgere nella gestione lavoratori italiani, ma personalità che siano disposte a lasciarsi guidare, integrare e incuriosire dalla tecnologia. Una sorta di contadino 2.0, perché se dobbiamo cambiare qualcosa almeno cambiamolo nel miglior modo possibile. 

Sempre avanti e sempre più in alto punta quindi il lavoro di questa azienda, grazie al suo modo di pensare aperto e al suo mettere in pratica obiettivi concreti ma sempre più ambiziosi, supportati da conoscenze e strumenti scientifici all’avanguardia. Di carne al fuoco, Marco Caprai, ne ha messa veramente tantissima e spunti di riflessione e stimoli, mentre mi degustavo le sue nuove annate, non sono mancati nemmeno nella mia testa…

Umbria Chardonnay Igt 2019 Arnaldo Caprai

87/100 - € 16,00

Da uve chardonnay. Acciaio. Paglierino. Profumi dolci e eleganti di albicocca, pesca tabacchiera, un po’ di agrume dolce e amaro, per finire latte di mandorla con una sfumatura leggermente tostata. In bocca entra fresco, con buon equilibrio tra acidità e spessore. Tornano mandorla, pesca quasi sciroppata e il finale è teso e mediamente sapido. Parte alcolica importante ma ben equilibrata, retronasale a ricordare la liquirizia. Tappo a vite. 

Umbria Sauvignon Igt 2019 Arnaldo Caprai

87/100 - € 16,00

Da uve sauvignon. Acciaio. Paglierino con tenui riflessi verdi. Fiori dolci al naso che è ben definito, con un leggerissimo ricordo di sciroppo d’ananas; arricchito da note verdi balsamiche. Bocca molto corrispondente. Tecnica e precisa, mediamente salata. Scorza di cedro fresco, finale pulito e verticale. Buona persistenza. Tappo a vite. 

Colli Martani Grechetto Doc Grecante 2019 Arnaldo Caprai 

90/100 - € 11,00

Da uve grechetto. Acciaio. Paglierino con riflessi oro. Al naso note di pompelmo, mandorla, con sensazioni cremose che si riconfermano in bocca. In bocca esce il frutto giallo, pastoso e maturo. Sorso di buona struttura e morbido, fresco al palato e con una buona masticabilità. Leggero ricordo alle erbe aromatiche come la menta. Persistente, pulito e verticale sul finale. 

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