The Alchemist (3): Dom Costa ed Hendrick’s 

di Livia Belardelli 18/05/16
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The Alchemist (3): Dom Costa ed Hendrick's 

Dom Costa, sorriso furbo e parlantina contagiosa, apre le danze per la terza masterclass al Gin Corner dell’hotel Adriano. I tavolini bassi dell’accogliente sala del gin bar più famoso d’Italia sono affollati di piccoli bicchieri, un vero percorso sensoriale alla scoperta della struttura del gin Hendrick’s di cui Dom Costa è Brand Ambassador.

Ci caliamo così di nuovo nella storia del gin, nel suo passato, quando il ginepro “si usava” come doping per gli atleti e ancora molto prima, quando le preziose bacche venivano inserite nei corpi da mummificare al tempo degli Egizi. Si passa per gli anni della Londra settecentesca, quando il potente distillato mieteva vittime tra i bevitori e anche tra i bambini. Dom Costa dipinge una società di perdizione in cui genitori obnubilati dall’ebbrezza si abbandonano nei gin shop e figli piccoli li vengono a cercare divenendo anch’essi preda del gin. Il 1751 conta 9000 bambini morti per avvelenamento da alcol. Poi arrivano le tasse di distillazione, divieti e licenze ufficiali che finalmente regolarizzano l’uso e le modalità di preparazione del distillato. A metà del diciannovesimo secolo è la volta dell’acqua tonica, invenzione di Erasmus Bond, che trova nel gin il suo perfetto compagno. L’acqua tonica nasce infatti dal mix di acqua e chinino utilizzato nel XVIII secolo come antimalarico per i soldati. A causa del gusto amaro del chinino, per rendere il “farmaco” più gradito alle truppe si diluisce con il gin. Nasce così uno dei cocktail più famosi a base di gin, grande classico anche oggi, il Gin Tonic.


Ma torniamo ai tavoli bassi del Gin Corner e a questa interessantissima degustazione destrutturata che isola le caratteristiche del gin Hendrick’s e che ricorda gli assaggi in cantina dalle singole botti che poi andranno a creare il blend di un grande vino.
L’Hendrick’s è un gin particolare, prodotto nella regione dell’Ayrshire in Scozia, nato da una doppia distillazione attraverso due diversi alambicchi, il Carter head e il Bennet. Il primo presenta un cestello nel quale vengono inserite le botaniche che non sono messe in immersione ma stratificate nel contenitore. Al contrario, per il Bennet le botaniche restano in immersione per 24 ore. Solo successivamente le due “basi” gin vengono miscelate insieme e infine si aggiungono essenza di rosa bulgara e cetriolo, sensazioni peculiari di Hendrick’s.
Le botaniche utilizzate sono 11, alcune decisamente inusuali come recita lo stesso pay off di Hendrick’s: achillea, coriandolo, ginepro, camomilla, semi di cumino, bacche di cubebe, fiore di sambuco, scorza d’arancia, scorza di limone, radice di angelica, radice di iris – e un’infusione finale di petali di rosa damascena e cetriolo.

DEGUSTAZIONE SCOMPOSTA 


Bennet still distillate:  naso impattante e intenso, si sentono le varie botaniche. Con l’aggiunta di acqua si apre sprigionando note floreali e grande aromaticità.

Carter head still distillate:  naso più delicato, floreale ed elegante.

The distillates combined:  come fosse un blend tra due vitigni, il gusto e i profumi si completano in un distillato floreale e complesso, aromatico e agrumato che, con l’aggiunta di acqua, si equilibra e, con la successiva aggiunta di essenza di rosa e cetriolo, mette il marchio di fabbrica su questo gin fresco e floreale.

Chiudiamo con un Gin Tonic con spuma di cetriolo, dissetante, fresco e molto estivo.

Nota a margine - l’uso del ghiaccio nel cocktail: Dom Costa stupisce più d’uno sottolineando quale sia la quantità giusta del ghiaccio per non annacquare il cocktail. Meno cubetti si mettono nel drink più questo si annacquerà spiega, se si vuole il ghiaccio per mantenere fresco il cocktail bisogna metterne tanto per evitare che si sciolga.

Lo so, è ovvio, sembra la scoperta dell’acqua calda, mai io non ci avevo mai pensato. E voi?

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