Marie-Noëlle Ledru: la signora di Ambonnay

di Chiara Giovoni 06/07/18
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Marie Noelle Ledru Champagne e Abbinamenti

Il Grand Cru Ambonnay Extra Brut rappresenta l’archetipo della produzione di Marie-Noëlle Ledru, viticultrice orgogliosa ed energica.

Ogni etichetta porta con sé una storia, e per me questa di Marie-Noëlle Ledru, a caratteri d’oro su semplice sfondo nero ha qualcosa che nessun altro champagne possiede. Ciò che amo più di tutto, oltre al vino in sé sia ben inteso, è la scritta in piccolo sotto il nome del produttore che campeggia tra tante indicazioni grandi e in maiuscolo sull’etichetta. Tutte iscrizioni di valore, estremamente importanti: Champagne – ovviamente, Grand Cru - ad affermare l’origine qualitativa delle uve, Extra Brut - un’affermazione stilistica oggi forse meno enfatica di quando fu posta per la prima volta in etichetta e Ambonnay – ovvero casa, il cuore dove tutto prende forma.

Ecco tra tante coordinate, grazie alle quali si può dire che i più assidui della Champagne possono intuire cosa aspettarsi nel bicchiere, sotto al nome Marie-Noëlle Ledu appare in piccolo la parola viticultrice. Affascinante come il vocabolo francese e italiano sia esattamente lo stesso, tanto da farmi provare ad immaginare quale produttrice italiana potrebbe avere l’ardire di scriverlo in etichetta (indubbiamente c’è qualcuna con la stessa tempra di Madame Ledru).

Marie-Noëlle Ledru è una figura ormai mitica della “champagne de vignerons”, ed è stata una delle antesignane del movimento dei Récoltant Manipulant che ha affascinato tanto i consumatori italiani da 20 anni a questa parte, con la recente esplosione di importazioni anche microscopiche. Marie-Noëlle Ledru non è né il nome di una Maison secolare né il nome di un enologo emancipatosi a RM, ma è da sempre una viticultrice la cui energia e forza interiore sembra smarginare dalla figura quasi schiva e dall’apparenza dimessa (ma sempre sorridente) che la racchiude.

Nel 1980 Marie-Noëlle rileva la gestione dei sei ettari di vigneto (prevalentemente ad Ambonnay e Bouzy) gestiti a livello familiare dal padre dagli anni ’60, seguendo personalmente con l’aiuto di un paio di contadini non solo la vigna ma anche la produzione, tanto da meritarsi l’appellativo di signora del pinot noir. In realtà si sa nel mondo champenoise che da qualche tempo (superata la soglia dei 70 anni) Madame Ledru ha dato in affitto parte delle sue vigne, dimezzando la produzione per dedicarsi solo a due ettari di viti ormai quarantennali, governate secondo una viticoltura ragionata fatta di trattamenti a rame, zolfo e letame.

In cantina c’è solo acciaio e ogni operazione è svolta a mano da Marie-Noëlle Ledru, dal remouage, al degorgement, come pure il dosaggio, fatto con un’artigianale riempitrice. Secondo Madame Ledru “i vini parlano da soli” e il suo ruolo è scatenare tutta la potenza del vitigno pinot noir in un terroir dove già è sovrano, trovando l’espressione più pura del suo villaggio, senza temere di mostrarne l’austera fierezza espressiva.

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