La “birra genuina” d’Irlanda

di Alessandro Brizi 22/04/16
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La “birra genuina” d’Irlanda

“Gli abitanti Carlow sono soprannominati mangiatori di scalogno. Questo nome deriva probabilmente dal fatto che nel corso degli anni di carestia, grandi coltivazioni di pastinaca, scalogno e altre verdure sono state prodotte nel paese e inviate in treno a Dublino per la vendita nei mercati”. Queste parole sono tratte dal volume Carlow Folk Tales, di Aideen McBride e Jack Sheehan, uno dei più affascinanti libri di favole irlandesi oggi disponibile. Al centro delle tante, vecchie e nuove, storie narrate nell’opera c’è la cittadina e la contea di Carlow, cuore celtico di un’Irlanda rurale a poco più di 80 chilometri a sud di Dublino, stretta a est dalle Wicklow Mountains e aperta a occidente alle sinuose colline delle contee di Kilkenny e Tipperary, mentre a sud è chiusa dai monti (così vengono chiamati nel Paese di smeraldo i rilievi che superano i 700 metri di altitudine) Leinster e Blackstairs, confini naturali con la contea di Wexford.


Ciò detto lo scalogno non è l’unica “attrazione” di Carlow, invero non è neanche la più nota, soprattutto per gli avventori stranieri. Questa cittadina di circa 25mila anime, ivi compreso il suo circondario, rappresenta infatti uno dei luoghi più ricchi di storia e di cultura celtica di tutta l’Irlanda, nonché, ovviamente, uno dei posti più popolati da fate, gnomi, leprecauni e bevitori di birra (se andate in Irlanda vi racconteranno esattamente la stessa cosa per ogni villaggio che visiterete, ma voi fatevi sempre vedere stupiti). La birra, più famosa dello scalogno, è la linfa dorata di questa terra e quella di Carlow, che oggi non viene più prodotta nella città, ma a una quindicina di chilometri a sud, all’interno del Muine Bheag Business Park di Bagenalstown, risponde al nome di O’Hara.

Stiamo parlando della Carlow Brewing Company, fondata nel 1996 dalla famiglia O’Hara, all’interno di una struttura del XIX secolo nei pressi della stazione ferroviaria di Carlow. Gli anni Novanta non erano tempi facili per produrre birra artigianale in Irlanda: il mercato era sin troppo dominato dalle multinazionali, con spazi di manovra a dir poco marginali per le realtà locali che, a loro volta, faticavano a convincere i consumatori, folletti esclusi s’intende. Ma la caparbietà di Seamus O’Hara, 52 anni e sin dall’inizio al timone dell’azienda, ebbe la meglio, così già nei primi anni del nuovo millennio le sue birre, forti dei molti riconoscimenti internazionali ricevuti, varcarono i confini dell’Isola, “dissetando” diversi Paesi, a incominciare dalla vicina Gran Bretagna. Gli ordini crebbero e la produzione di pari passo, aspetto che costrinse, nel 2006, il trasferimento della sede nell’odierna struttura di Bagenalstown, a pochi chilometri da Carlow. Oggi la Carlow Brewing Company dà vita a una gamma di birre ben fatte e tutte centrate nello stile e nel prezzo: artigianali, piacevoli, dalla inconfondibile anima irlandese e presenti in più di 150 pub e in 25 Paesi del mondo, Italia inclusa.

Tante le etichette prodotte da Seamus O’Hara (patriota della birra irlandese e importante esponente del Independent Craft Brewers of Ireland): Irish Red, Stout, Irish Pale Ale, riserve speciali, birre stagionali e la Leann Folláin, Dry Stout e vera icona dell’offerta aziendale. Il nome gaelico significa “birra genuina” e questa Stout, realizzata per la prima volta nel 2009, rappresenta senza dubbio una sana, corposa e densa versione della tipologia. Scura, marcata dai luppoli Northdown e Fuggle, Leann Folláin è un concentrato di personalità, convivialità e spirito libero irlandese: bandiera di quell’idea identitaria, per certi versi irredentista, e di qualità assoluta ben espressa da Seamus O’Hara quando afferma che i “birrifici indipendenti sono gestiti da persone interessate solamente alla birra e l’attenzione è rivolta alla birra; i conglomerati della birra (leggasi le multinazionali, n.d.r.) sono invece gestiti solo da contabili”.

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