Le Chiacchiere di Carnevale

di Katiuscia Rotoloni 10/02/18
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chiacchiere di carnevale ricetta doctrowine

Leggere e friabili, fatte di ingredienti semplici con piccole variazioni dovute al gusto o al luogo di appartenenza, le chiacchiere (o frappe, sfrappole, cenci, bugie, gale, galani, grostoli, intrigoni, etc.…) hanno nomi diversi di regione in regione e possono essere fritte o - soprattutto in questa era moderna - cotte al forno, mangiate cosparse di zucchero a velo o, come si usa nel Meridione, accompagnate  anche con il sanguinaccio (crema a base di sangue di maiale e cioccolato fondente). Comunque le si voglia chiamare e a prescindere dalle varianti, le chiacchiere rimangono un dolce tipico di Carnevale.

Il Carnevale affonda le proprie origini negli antichi riti pagani con cui si celebrava la fine dell’inverno e il risveglio della primavera, augurandosi che fosse fertile e generosa. Durante queste feste tutto era lecito e ci si poteva concedere eccessi nel mangiare, nel bere, nei piaceri dei sensi in genere, fingere ruoli impensabili in altri momenti.

Con l’avvento del Cristianesimo questi festeggiamenti senza regole furono ridimensionati e i vizi e le virtù cominciarono ad essere rappresentate da maschere che si esibivano nelle piazze o nei teatrini. Pulcinella, Pantalone, Arlecchino, Colombina rimangono nella nostra tradizione per rallegrarci, e forse per farci un po’ pensare. Il Carnevale è rimasto comunque un periodo spensierato che procede la Quaresima, i quaranta giorni in cui è proibito mangiare carne (da cui il nome: carnem levare).

Regina del Carnevale è sicuramente la frittella dolce, in tutte le sue versioni e in tutte le varianti territoriali: qualunque cosa può essere fritta, immersa in una pastella e cotta in un grasso che poteva essere strutto, burro o olio di oliva secondo la zona. “Fritto è buono tutto, anche l’aria” recita un vecchio detto.

Ingredienti per un vassoio:

500 gr di farina 0, 2 uova, 1 tazzina da caffè di olio extra vergine d'oliva, 1 cucchiaio di zucchero, vino bianco q.b., 1 pizzico di sale, olio di semi di girasole (per friggere), zucchero a velo

Procedimento:

Su una spianatoia fare una fontana con la farina, mettere le uova al centro con l’olio d'oliva, lo zucchero, un pizzico di sale. Con una forchetta amalgamare gli ingredienti, aggiungere lentamente il vino, continuando a mescolare per inglobare pian piano la farina quindi impastare tutto con le mani. L’impasto finale deve avere la consistenza della pasta all'uovo.  Lavorare l'impasto fino  renderlo omogeneo e liscio, lasciar riposare per circa 30 minuti avvolto nella pellicola.

Dividere l’impasto riposato in pezzi e stenderli con la macchinetta sfogliatrice fino a renderlo sottile come la sfoglia per le tagliatelle.

Con una rotella dentata tagliare delle strisce irregolari, creando, se si vuole, anche dei nodi oltre ai soliti nastri.

Porre una larga padella con l’olio di semi sul fuoco e farlo scaldare bene, quindi friggere le chiacchiere, girandole per farle dorare. Regolare la fiamma se tendono a scurirsi troppo, toglierle dall'olio con un mestolo forato, e adagiarle su un vassoio ricoperto con carta assorbente per far togliere l’olio in eccesso e mettere a friggere altri pezzi.  

Trasferire su un piatto da portata e spolverizzarle di zucchero a velo quando sono ancora calde.

Vino in abbinamento:

(a cura di Stefania Vinciguerra)

Moscato d’Asti Docg

Il Moscato d'Asti - insieme all'Asti Dolce spumante - è il vino da dessert più caratteristico della vitivinicoltura piemontese, grazie all'intensa componente aromatica in armonia con quella zuccherina e un basso tenore alcolico che lo rendono unico. Dolce, ma non stucchevole, ha un aroma inimitabile, un sapore delicato e intenso, che ricorda il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca con sentori di salvia, limone e fiori d’arancio. Pur non essendo uno spumante, mantiene una vivacità che lo rende inconfondibile.

A livello produttivo, si differenzia dall’Asti soprattutto per la fermentazione, arrestata al raggiungimento della gradazione alcolica di circa 5% vol.

Zona di produzione: vigneti collinari di 52 comuni delle province di Alessandria, Asti e Cuneo. All’interno di questa zona si ritrovano matrici geologiche con diversa composizione (terreni a prevalenza calcarea, argillosa o sabbiosa), che influiscono nettamente e in modo rilevante sulle sfumature olfattive delle uve prodotte e dei vini derivanti. Per questo motivo sono previste, come particolarmente identitarie, le sottozone Canelli, Santa Vittoria d’Alba e Strevi.

La superficie totale del vigneto a moscato bianco è di circa 9.700 ettari, e sono oltre 4000 le aziende coinvolte nella produzione.

Vitigno: moscato bianco, con una resa massima consentita di 100 q/ha.

Gradazione minima complessiva: 11 gradi, con alcool svolto minimo 4,5.

Abbinamenti consigliati: dessert delicati, anche cremosi, pasticceria secca.





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