Anno nuovo

di Daniele Cernilli 02/01/18
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Anno nuovo firmato DoctorWine editoriale Daniele Cernilli

È quasi doveroso fare progetti all'inizio di un nuovo anno: il nostro impegno è cercare di dare più spazio ai produttori di vino, anche piccoli, che si sforzano di rappresentare il loro territorio e alle trattorie che ne sono l'equivalente.

Con il 2018 DoctorWine entra nel settimo anno di vita  e voglio innanzi tutto ringraziare tutti i nostri collaboratori e soprattutto chi ci ha sostenuto anche semplicemente leggendo e condividendo sui social o sui propri siti quello che scriviamo. Stiamo crescendo molto e partendo, o ripartendo come nel mio caso, da zero, questo ci dà molto incoraggiamento.

Oggi come oggi se volessimo realizzare un mensile cartaceo non ci sarebbero problemi. I contenuti mi sembrano sempre di ottimo livello e quasi tutti ce lo riconoscono. Con i testi che produciamo sarebbe semplice realizzare oltre cento pagine ogni mese,  ma il problema sarebbe legato alla distribuzione in edicola, che è divenuta quasi inaffrontabile per una piccola realtà quale siamo noi. Quindi meglio rimanere on line gratuitamente e meglio non addentrarsi in mondi che non riusciremmo a gestire con i dovuti modi. Il motto socratico del “conosci te stesso” deve restare un saldo principio per il nostro lavoro, come quello di rappresentare una voce libera e se possibile autorevole nel nostro settore .

Certo, mi piacerebbe affrontare nuove sfide.

Mi piacerebbe in particolare dedicare una parte maggiore di quanto già facciamo focalizzandoci anche su aspetti relativi ai temi della gastronomia e della ristorazione. O meglio, della “trattorazione”, come una volta la definì Gualtiero Marchesi, sostenendo che in Italia si doveva imparare innanzi tutto quella, prima di dedicarsi alla cosiddetta “alta cucina”. E citando il mio vecchio e caro amico Stefano Bonilli, con il quale molte cose ci hanno unito per tanti anni, forse è veramente al tramonto, con poche e significative eccezioni, il mondo della ristorazione costosa.

Torniamo nelle trattorie vere, tradizionali in modo intelligente, innovative in modo ragionevole, basate sulle materie prime locali, sui vini dei territori, anche sulle storie di luoghi, famiglie e gente che prova a interpretare le proprie origini.  Senza strafare e senza terrorizzare i possibili clienti con piatti esotici e conti stellari. Non ce lo possiamo più permettere qui in Italia, e il rischio è quello di vedere ristoranti “stellati” frequentati quasi solo da ricchi signori che li considerano prevalentemente degli status symbol senza capire nulla, se non il fatto che se si paga molto allora tutto dev’essere ottimo a prescindere. Non mi appassiona per niente tutto questo. Ma non voglio neanche demonizzare chi invece fa ricerca e innovazione, a patto che rappresenti qualcosa più della semplice tecnica culinaria.

Allora torniamo nelle trattorie dove giovani cuochi provano a innovare con solide basi e non tradendo le proprie radici.  Parliamo di quegli chef o meglio cuochi, che magari non vanno spesso in tivvù, ma lavorano seriamente nelle loro cucine, facendo la spesa ogni giorno, scegliendo il meglio, che non è necessariamente ciò che costa di più. È qualcosa che il pubblico capisce meglio dei critici, temo.

E lo stesso vale per il mondo del vino. A fronte di alcuni, precisi e circoscritti icon wines, come Monfortino, Sassicaia, Masseto, ci sono migliaia e migliaia di etichette e di produttori che rappresentano dignitosamente, coraggiosamente e con grande passione i loro territori  Noi proveremo a dar voce a tutti loro, pur sapendo che siamo piccoli e poveri, e che non riusciremo più di tanto a determinarne il successo, cosa che sarebbe nei nostri auspici. Però ci proveremo, sempre, nel rispetto dei nostri lettori e con l’orgoglio di provare a fare informazione onesta in questo mondo scivoloso ma affascinante. E grazie a tutti di nuovo.





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