Il Verdicchio di Cingoli

di Francesco Annibali 05/01/17 0 | |
Il Verdicchio di Cingoli

Castelli di Jesi, provincia di Macerata. Potrebbe sembrare una boutade, ma non lo è.

Forse non tutti sanno che la più importante denominazione delle Marche ha una appendice meridionale esterna alla provincia di Ancona. Ci troviamo nella stupenda campagna di Cingoli, con il monte omonimo che fa quasi da muro per i vigneti comunali posti immediatamente a nord. In comune con i più noti Verdicchio di Apiro e Cupramontana, quelli di Cingoli hanno una certa chiusura iniziale, ma l’evoluzione è meno minerale e più vegetale nei profumi e più articolata al palato, in ciò ben più simile ai Verdicchio di Staffolo.

Il fiume che scorre a valle del comune di Cingoli è il Musone, per cinquecento anni confine meridionale della Repubblica Marinara di Ancona, a quel tempo chiamato Misco. E Misco è il nome dato dall’azienda Tavignano, forse la migliore dell’intero, estesissimo, prevalentemente montuoso territorio di Cingoli, ai suoi Verdicchio migliori: il Superiore e il Riserva.

Entrambi ottenuti da uve lievemente surmature (ma nel vino finito lo zucchero residuo non va mai oltre i 3 grammi, e dunque il vino è molto secco), vengono vinificati con una brevissima macerazione, ma senza l’utilizzo del freddo. In seguito entrambi vengono affinati in acciaio sulle fecce fini. La differenza nelle tempistiche: mentre nel Superiore la sosta nell’inox si limita (si fa per dire) a 6 mesi, con il Riserva si arriva a un anno.

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