Lessona Omaggio a Quintino Sella, il vino dell’Unità d’Italia (1)

di Francesco Annibali 10/04/18
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La Tenuta Sella è l'azienda leader dalla piccola denominazione Lessona, nel Nord Piemonte. Abbiamo incontrato il responsabile tecnico Paolo Benassi.

Il vino dell’Unità d’Italia ha un nome poco noto anche ai grandi appassionati: Lessona. E una storia – spiace dirlo – ben più significativa del presente, come del resto tutti i grandi rossi del Nord Piemonte. Quando l’allora ministro delle finanze Quintino Sella festeggiò la presa di Roma del 1870, ultimo stadio per la costruzione dell’Unità Nazionale, per brindare stappò proprio una bottiglia di Lessona. Omonimo del piccolo comune di provenienza, in provincia di Biella, il Lessona è una delle denominazioni meno note di una zona, il Nord Piemonte appunto, già incredibilmente troppo poco nota. E che negli ultimi centoventi anni è passata dai 42.000 a 700 ettari vitati (avete letto bene).

Qui è il biotipo di nebbiolo spanna a farla da padrone, a nutrirsi di terreni a reazione nettamente acida, estremamente vari e di matrice sabbiosa. Il clima è temperato, con una decisiva influenza del Monte Rosa, che rilascia correnti fresche dalla fine dell’estate alla vendemmia, determinanti nella formazione dello straordinario corredo aromatico del vino. Nel bicchiere il Lessona è forse il più aromaticamente cupo dei grandi rossi del Piemonte, con note piuttosto evidenti di genziana e radice presenti sin dai primi anni, un corpo leggero e profondo, e un tannino elegante.

Una denominazione mignon, con 10 ettari, di qualità media elevata, nella quale a farla da padrone è la ultracentenaria Tenuta Sella, nata nel 1671. Tra gli anni '30 e '40 dell'Ottocento Giovanni Giacomo Antonio Sella fece edificare la villa padronale e i rustici annessi proprio sulla sommità del vigneto allo Zoppo, cru eccellente per esposizione, con ogni probabilità lo stesso già citato in un atto del 1436. Intorno al 1870, nella divisione dell'eredità fra i tre figli di Maurizio Sella, Gaudenzio, Quintino e Giuseppe Venanzio Sella, fu quest'ultimo che rilevò le proprietà di Lessona.

La famiglia Sella decise allora di allargare la Tenuta e investire nel territorio, ancora per la gran parte aspro e selvaggio, di Villa del Bosco per impiantarvi vigneti. Tra il 1882 e il 1884 Carlo Sella, a nome degli eredi di Giuseppe Venanzio, acquistò progressivamente dal Comune di Villa del Bosco i vari lotti della proprietà Bramaterra e incaricò Don Paolo Antoniotti, sacerdote e uomo di scienza, di curarne la bonifica. Negli anni 1892-3, su progetto di Gaudenzio Sella, iniziò la realizzazione della Cascina Bramaterra, il fabbricato rurale che ancora oggi domina la Tenuta. Pochi anni dopo, all'esordio del Novecento, le vigne di Bramaterra erano entrate in produzione; il vino che ne veniva prodotto era, finalmente, ed è ancora, Bramaterra.

Dopo la morte di Giuseppe Venanzio, bisnonno degli attuali proprietari, la conduzione della vigna fu proseguita dai figli - grandi industriali tessili - e soprattutto dalla moglie Clementina Mosca. Dagli anni '30 del Novecento in avanti Venanzio subentrò nella direzione dell'azienda fino alla metà degli anni '80, proseguendo nella direzione dell'eccellenza qualitativa e divenendo parte attiva nel percorso per il conseguimento delle Doc ottenute nel 1976 da Lessona e nel 1979 da Bramaterra. Oggi l’azienda costituisce il vertice di entrambe le denominazioni.

Abbiamo chiesto di più a Paolo Benassi, responsabile della azienda.

DoctorWine®: Cos'è e da dove proviene il Lessona Omaggio a Quintino Sella?

Paolo Benassi: Il Lessona Omaggio a Quintino Sella è prodotto nel vigneto detto “allo Zoppo”, il più nobile e antico dell’azienda, di cui si parla già in un atto del XV secolo. Il vigneto è in una posizione di eccezione, alla sommità di una collina a forma di ferro da stiro con la punta che guarda Sud, la parte occidentale confinante con il bosco, e le pendici sistemate a terrazze. Gli olivi e i cipressi presenti nel vigneto suggeriscono un clima dolce in contrasto con il paesaggio decisamente alpino presente a Nord e ad Ovest. Il suolo è costituito da sabbie, ricordo di quando la collina era la battigia del mare pliocenico, ma è anche testimone dell’accumulo di sabbie eoliche provenienti dalle vicine morene. Il colore è rosso per la presenza di minerali ferrosi; ricchezza in microelementi e ph acido si traducono dal suolo al vino in una mineralità straordinaria.

DW: Com'è il vigneto di questo vero e proprio cru?

PB: Nella vigna convivono viti di tutte le età, da quelle di 3 anni alle più vecchie di 70 e più. Oltre al nebbiolo che sicuramente è il principe del vigneto, si trova anche la vespolina, tipica del territorio, capace di arricchire il blend in struttura e spezie. La viticoltura è praticata secondo i criteri di sostenibilità ambientale del programma della Regione Piemonte per un’agricoltura a basso impatto, e le rese unitarie non superano i 40 q.li/ha. Dalla stessa vigna si ottengono sia le uve per il Lessona ‘base’ che quelle per le selezioni, che si differenziano dalle prime per una scelta puramente vendemmiale in quanto provenienti dai filari con le migliori esposizioni e con le viti meno vigorose.

DW: Come nasce il Lessona Omaggio a Quintino Sella in cantina?

PB: In cantina l’uva vendemmiata a mano passa su un tavolo vibrante per la cernita manuale. I giorni di macerazione dipendono dall’andamento dell’annata e possono variare dalle 2 alle 4 settimane, a cui segue un affinamento di 48 mesi in botti in rovere di Slavonia. L’immissione al consumo avviene di norma dopo almeno 6 mesi di affinamento in bottiglia.

[A domani, per la seconda parte dell’intervista e la verticale del Lessona Omaggio a Quintino Sella.]

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