I vitigni di una Sicilia che non ti aspetti/2
di Livia Belardelli
12-12-2011
Angolo n°2: Marsala, Trapani e Palermo – Perricone – zona occidentale
Lasciate le “stoppie riarse dei campi immensi” e quell’ “Etna nebbioso, dove il cielo si aggravava sull’orizzonte”, luoghi di seduzione della “Lupa” verghiana, la meta diventa Palermo con un nuovo angolo di vigna.
Sopra il cielo, sotto la valle del Belice. Sembra un luogo dimenticato, tutto campagna e vigna, panorama ondulato punteggiato di cartelli stradali forati dagli spari dei cacciatori, Far West siciliano. Ma il Belice è anche luogo surreale, contenitore di paesi fantasma – Poggioreale, Montevago, Gibellina – dove le rovine, memoria di una notte del ’68 in cui la terra tremò radendo al suolo la vita di quasi quattrocento persone, convivono con bizzarre sperimentazioni architettoniche. Paesini risorti più a valle, fisionomie scandinave ben più alloctone di un filare di riesling piantato in qualche calda e assolata pianura, stravolgimento, ulteriore terremoto della cultura e della tradizione di quei luoghi.
Qui, tra le vigne, cresce da secoli un “autoctono” snobbato che esprime in silenzio il proprio territorio: il perricone. Coltivato in un triangolo – un altro – che ha nei suoi vertici Trapani, Agrigento e Palermo, il perricone (o pignatello, nel trapanese) ha il destino del comprimario. Uva utilizzata in passato per il Marsala Ruby, è spesso nascosto in blend con altri vitigni, in primis il nero d’Avola – fa parte dei quattro del Quater di Firriato, del Ribeca (40% prima ma al 100% nelle ultime due annate), del Rosso del Conte di Tasca d’Almerita (10%) – e di rado vinificato in purezza. Al perricone viene attribuito anche un primato. Secondo uno studio del Consorzio biologico sul rischio in agricoltura di Palermo, è risultato tra le uve siciliane il vitigno con la maggior concentrazione di piceatannolo e resveratrolo (14 mg/l circa), sostanze salutari ad azione chemio-preventiva nei confronti delle malattie cardiovascolari e cancerogene.
Ecco due versioni, la prima in legno, la seconda in acciaio, di perricone in purezza.
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Pietragavina 2007
Monreale Doc
Tamburello
| Punteggio » |
84 |
| Categoria » |
Rosso |
| Regione » |
Sicilia |
| Nazione » |
Italia |
Euro 11,00
L’azienda è un baglio nel cuore del Belice, i vigneti si trovano sulle colline delle Conche dell’Oro, a 300 metri slm. Mirella Tamburello, titolare dell’azienda, è autrice del rilancio di questo vitigno semi-dimenticato. Il suo perricone è affinato in botti di rovere per 12 mesi e presenta un colore rubino cupo, profondo, tendente al granato. Naso inquieto ma di carattere, si apre lentamente nel bicchiere svelando note di frutta rossa matura, erbe aromatiche, timo, rabarbaro, carruba, radice di liquirizia su un fondo di suadente balsamicità. In bocca ha corpo e struttura ma è ancora molto giovane, con un tannino incisivo che necessita di essere domato e un’acidità ben evidente. Nel retro-olfatto tornano note di rabarbaro e di cioccolata amara.
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Sachia 2009
Sicilia Igt
Caruso & Minini
| Punteggio » |
86 |
| Categoria » |
Rosso |
| Regione » |
Sicilia |
| Nazione » |
Italia |
Euro 12,00
Vigna Giummarella è nel comune di Salemi, in provincia di Trapani, a 250 metri slm. Il suo titolare è Stefano Caruso, carismatico uomo del sud, entusiasta e sorridente. Il Sachia, affinato esclusivamente in acciaio, ha la stessa vitalità, la stessa energia del suo proprietario. Rosso rubino solare, luminoso. Il naso è scattante e fresco, vivace. Tanta frutta rossa croccante, amarena, bacche di ginepro, macchia mediterranea, nota balsamica avvolgente. All’assaggio è dinamico con un buon equilibrio tra tannini ed acidità. Un vino autentico e vivace, dalla sensualità mediterranea.
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