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Miscellanea | Pubblicato in DoctorWine N°208

I talebani del vino

di Luigi Buonanno 13-07-2017

i talebani del vino

Ci sono sommelier che utilizzano le parole naturale, biodinamico o biologico come punti di forza per vendere il vino. Ma la primissima cosa deve essere la qualità del vino. 

Il titolo dell’articolo potrà sembrare leggermente duro e potrebbe non piacere a qualcuno.

La tendenza nel mondo del vino a Londra è cambiata considerevolmente negli ultimi cinque anni ed è in parte dovuto alla crescita e l’evoluzione di alcune aree della città. Il panorama enogastronomico della East London sta ora emergendo - e questa è un’ottima cosa. Dieci anni fa, poche persone avrebbero immaginato che Hackney e Shoreditch si sarebbero posizionate tra le zone più di tendenza. Mentre Mayfair, Soho e Camden Town rappresentano ancora i quartieri più popolari ma anche East London è ora piena di nuovi wine bar e ristoranti.  

Allo stesso modo è cambiata la moda del vino, e sempre più spesso troviamo wine bar con una grande selezione di vini biologici, biodinamici e naturali. Fin qui tutto bene: Personalmente non ho nulla contro nessuno di questi vini ed in realtà alcune delle mie nuove scoperte sono proprio vini biologici e/o biodinamici.

Quello che trovo fuorviante è il modo in cui questi vini vengono venduti e promossi. Il fatto che un vino sia biologico, biodinamico o naturale non è necessariamente una garanzia di qualità: è sicuramente un valore aggiunto - e considerando il modo in cui sfruttiamo e trattiamo il nostro pianeta, qualunque tentativo di ridurre l’uso di sostanze chimiche nelle vigne e nelle cantine è onorevole - ma allo stesso tempo tutti vogliamo bere vini buoni e non difettati. E quando mi viene servito un vino difettato e mi viene addotta come scusa che è così perchè è naturale: allora qui è dove nasce il problema.

Di recente mi sono lamentato di un vino difettato in un wine bar di East London, e la risposta del sommelier è stata: “E’ evidente che non le piacciono i vini veri, mi dispiace ma non serviamo vini con pesticidi” (qualunque cosa voglia dire!). In un’altra occasione, ho ordinato una bottiglia di vino bianco e il sommelier si è presentato con una bottiglia diversa da quella ordinata: “Mi scusi signore, sfortunatamente la bottiglia che lei ha ordinato è terminata ma le consiglio questo orange wine”. Ho risposto: “Orange wine? E’ buono?” Solitamente non mi piace fare domande ai sommelier o testare la loro competenza ma volevo capire perchè mi stava consigliando quel vino in particolare piuttosto che semplicemente un’altra bottiglia di vino bianco. Lei ha risposto: “Sì signore! Questo è un vino naturale! E’ macerato sulle bucce e questo è il motivo per il quale il colore è arancione”. Questo è assolutamente corretto ma se ti ho ordinato una sogliola non mi puoi portare un’aragosta solo perché entrambe nuotano nel mare, giusto?

Potrei continuare all'infinito a parlare di altre esperienze con camerieri e sommelier che utilizzano le parole naturale, biodinamico o biologico come punti di forza per vendere il vino. Uno degli obiettivi principali di qualunque operatore del settore o ristoratore dovrebbe essere quello di promuovere ed incoraggiare l’assaggio di vini buoni che rappresentano il territorio, la varietà d’uva e rispecchiano l’annata. Ma la primissima cosa deve essere la qualità del vino, quella è il vero valore aggiunto.

di Luigi Buonanno 13-07-2017