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Dove mangiare | Pubblicato in DoctorWine N°200

Sapori e profumi alla Locanda Radici

di Antonella Amodio 08-03-2017

Angelo D'Amico, classe 1977, chef e patron della Locanda Radici, cresciuto tra i fornelli di Carlo Cracco, Antony Genovese e Antonello Colonna, dopo varie esperienze lavorative, è tornato a casa per aprire il suo ristorante. Ispirato dalle ricette di tradizione sannita - sua terra d'origine - propone piatti ben radicati, rivisitati e con piccole divagazioni.

Locanda-Radici

A Melizzano, alle falde del Massiccio del Taburno, in uno scenario straordinariamente naturale, Angelo presenta piatti della cucina della nonna Lucia, preparati con l'obiettivo di far riaffiorare alla memoria ricordi di sapori e profumi di pietanze dimenticate. Non a caso la scelta del nome del ristorante - Radici - rappresenta il desiderio di comunicare la storia culinaria del luogo.

Anche l'ambiente ne riflette il pensiero. La grande radice di albero che sbuca dal soffitto ne è l'esempio.

Cinquanta posti a sedere, distribuiti lungo la veranda che circonda la sala ben arredata. Seduti al tavolo si viene rapiti dalla piacevolezza dell'impatto cromatico del colore verde della natura, che sale lungo il Massiccio del Taburno, predisponendo al bello e al buono.

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Veniamo ai piatti. Oltre alla ricca proposta alla carta, lo chef propone due menù: "Degustazione Radici" composto da un antipasto, un primo, un secondo e un dolce, a 39 euro; ed il menù "Degustazione al buio", con sei portate al costo di 55 euro.

Gustoso l'antipasto di Pancetta di maialino caramellata alla melata del Taburno, zenzero e conserva di pomodoro.

Tra i primi suggerisco le classiche e tradizionali Candele spezzate con ragù di nonna Lucia, saporite e appaganti. Oppure il Mezzo pacchero alla genovese di baccalà e carciofi allo spiedo, piatto estremamente equilibrato e delicato. Una vera delizia.

Per i secondi segnalo l'Agnello laticauda in casseruola con carciofi, mentuccia e salsa al mosto cotto, oppure, il tenero e saporito Vitellone bianco Igp allo spiedo con schiacciata di patate al limone e pesto di rucola.

C'è anche un menù vegetariano che prevede dell'ottima Crema di zucca, mandorle e cime di rapa e a seguire uno squisito Carciofo arrosto alla menta con fonduta di provola.

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Anche la proposta dei dolci, denominati "Peccati di gola", è invitante.

Molto buono il Cioccolato in diverse consistenze, caramello salato e arancio. Consiglio di assaggiare inoltre La ricotta e la mela annurca, ricordando Raymond Blanc. Un viaggio nei ricordi e nei sapori.

Essenziale e ben strutturata la carta dei vini, che vede una fitta presenza di cantine sannite e divagazioni del territorio campano.

Ottimo il rapporto qualità /prezzo. Spesa media 40,00 euro.

di Antonella Amodio 08-03-2017