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Il Racconto | Pubblicato in DoctorWine N°196

Il pioniere del Morellino

di Daniele Cernilli 08-02-2017

Ricordo perfettamente il momento e il luogo, forse persino il giorno, nel quale ho incontrato per la prima volta Erik Banti. Era nel marzo del 1979 ed ero andato, su suggerimento di Veronelli, a conoscere Stefano Milioni, allora giovane promessa del giornalismo enogastronomico italiano, che per sbarcare il lunario organizzava i primi wine tour per cantine per conto di una famosa agenzia di viaggi romana. La sede era in Lungotevere dei Mellini, 44, proprio dietro Piazza Cavour, quell’agenzia si chiamava Banti Viaggi e aveva come slogan “ne ho viaggiate di tutti i colori”. Erik, allora temutissimo “capo” dell’impresa, era poco più che trentenne e proveniva da una famiglia estremamente benestante con padre toscano e nobile e madre danese. Aveva avuto una gioventù burrascosa, da vero playboy degli anni Sessanta, con annesse storie sentimentali che andavano sui settimanali di gossip dell’epoca. Poi aveva deciso di mettere “la testa a partito” e di cominciare a lavorare seriamente.

Erik-Banti-giovane

Lui e Milioni, con la supervisione di Veronelli, inventarono all’epoca quello che poi divenne il turismo del vino, ad esempio. Ma le loro visioni erano forse troppo in anticipo sui tempi, fatto sta che nel 1981 la Banti Viaggi chiuse ed Erik decise di “riparare” in campagna, a Montemerano, dove c’era una casa di proprietà della famiglia e una piccola azienda di vino di cui nessuno si occupava. Ci pensò lui, allora, e iniziò a imbottigliare il Morellino di Scansano, rosso maremmano pressoché sconosciuto, un po’ con le sue uve, un po’ comprando dai viticoltori della zona. Lui, che aveva bevuto vini di mezzo mondo, aveva sviluppato un’ottima capacità di degustazione, e sapeva cosa faceva.

Qualche mese dopo m’invitò a vedere la cantina. In pratica un garage adattato allo scopo, con una pressa Vaslin e qualche grande botte di rovere e di castagno. Il vino, però, era notevole. Niente di pazzesco, solo un rosso dai profumi tipici del Sangiovese della zona, molto ben fatto e delizioso da bere. Cominciò a venderlo in zona, con l’etichetta che ha ancora oggi e che gli disegnò proprio Stefano Milioni, che era anche grafico. Subito dopo, anche sfruttando la sua popolarità a Roma, iniziò a tornare di tanto in tanto nella sua città natale, con la Passat familiare carica di cartoni che cercava di piazzare nelle enoteche e nei ristoranti che lo avevano conosciuto in passato come cliente.

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Ogni tanto partiva per la Danimarca, sempre in macchina e sempre con i suoi cartoni, per cercare di fare lo stesso lì. Parlava perfettamente la lingua e conosceva una valanga di gente, perciò non fu troppo difficile far conoscere il suo vino e venderne delle buone quantità. A Roma, in particolare, il Morellino lo fece conoscere così bene da farlo diventare un vino di moda per tutti gli anni Ottanta e per parte del decennio successivo. Tanto da aprire la strada commerciale anche ai molti che, dopo di lui, iniziarono a commercializzarlo al di là della Maremma, dove etichette come quelle di Sellari Franceschini e di Mantellassi già esistevano da tempo.

Ora il Morellino di Scansano è divenuto addirittura una Docg, lo conoscono in mezzo mondo e ha ancora molto successo, anche se qualche produttore ha tentato di farlo diventare altro da quel rosso fragrante e piacevole dei suoi esordi, e che a mio modo di vedere rappresentava la vera essenza di quel vino. Così non posso che ricordare con un po’ di rimpianto quel Morellino dell’81, il primo prodotto da Erik, che era proprio una delizia.

di Daniele Cernilli 08-02-2017